Login
..:: Home ::..
"Se  per Itaca  volgi il tuo sguardo fa' voti che ti sia lunga la via e colma di vicende e conoscenze"

(C. Kavafis)

Itaca è una cooperativa sociale di tipo A con sede a Conversano nel sud- est barese.
Nasce nel 1995 con radici esperenziali nel volontariato e si occupa di promozione del benessere di uomini e donne piccoli e grandi, di inclusione sociale di soggetti deboli, di animazione di comunità. Aderisce storicamente al Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) ed è socia fondatrice del Consorzio di Cooperative sociali Meridia; è  Centro C.O.R.A. (centri di orientamento retravailler associati) per la provincia di Bari.

   
 
AREA CORA
Scambio e diffusione dei saperi e delle esperienze.
 
  
ANIMAZIONE

Animazione
di comunità

 
   
STUDI E RICERCHE

 
   

Milano: un taxi per 10mila disabili
<p>Nel pieno dello sciopero dei tassisti, molti fra i rappresentanti delle associazioni di categoria hanno solennemente dichiarato che la protesta non riguardava il trasporto di anziani, malati e disabili che, anzi, avrebbero avuto la precedenza e addirittura la gratuit&agrave;. Vero? Nessuno ha verificato. Ma le persone con disabilit&agrave; motoria sanno benissimo che trovare un taxi accessibile &egrave; rarissimo, in quasi tutte le citt&agrave; italiane. Fa eccezione Bologna, dove ormai sono 31 i taxi accessibili messi sulle strade da Cotabo e Cat, le cooperativa dei taxisti bolognesi, 24 ore su 24. A Roma c&rsquo;&egrave; un piano promosso dal Comune e dalla cooperativa Radiotaxi 3570 che prevede una cinquantina di vetture accessibili entro l&rsquo;anno. A Milano risulta in servizio (difficilmente reperibile) un solo taxi attrezzato. Trieste ne ha una decina, ma con orari limitati e necessit&agrave; di congrua prenotazione. Informazioni in rete: poche e comunque concentrate su un solo aspetto, il costo del servizio. Come se il problema principale fosse quello di ottenere una tariffa agevolata. <br />Ecco perch&eacute; adesso sarebbe davvero utile e interessante che nel pacchetto di indicazioni che i Comuni dovranno definire per ammodernare e &ldquo;liberalizzare&rdquo; il servizio di taxi, sia inserito con forza il tema dell&rsquo;incentivazione del trasporto accessibile...<a href="http://www.vita.it/numerieditorialiflip/view" target="_blank">PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI</a></p>

Le semplificazioni per il sociale
<p>Ecco le principali novit&agrave; riguardanti il sociale contenute nel decreo sulle liberalizzazioni appena approvato dal Consiglio dei ministri.</p> <p><strong>1/Via libera alla sperimentazione della social card.</strong> Viene previsto un nuovo programma di sperimentazione della social card nei Comuni con pi&ugrave; di 250mila abitanti. Il programma &egrave; finalizzato alla eventuale estensione come strumento di contrasto alla povert&agrave;. Con questa finalit&agrave;, dovr&agrave; coinvolgere attivamente soggetti pubblici e non-profit e favorire l&rsquo;inclusione attiva dei beneficiari.</p> <p><strong>2/Agevolazioni per la mobilit&agrave; dei disabili. </strong>Verranno eliminate inutili duplicazioni di documenti e di adempimenti nelle certificazioni sanitarie a favore delle persone con disabilit&agrave;. Le persone affette da disabilit&agrave; potranno usare il verbale di accertamento dell&rsquo;invalidit&agrave; (anzich&eacute; le attuali attestazioni medico-legali) per ottenere i contrassegni per parcheggiare nel centro storico. Godranno inoltre dell&rsquo;esenzione dal bollo e di un regime agevolato di IVA.</p> <p><strong>3/Maternit&agrave; a rischio.</strong> La norma modifica l&rsquo;articolo 17 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 in materia di interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza prevedendo diverse fattispecie di astensione obbligatoria in presenza di determinate condizioni.</p> <p><strong>4/SERVIZI SOCIALI.</strong> La norma prevede che gli enti erogatori di interventi e servizi sociali inviino unitariamente all&rsquo;INPS le informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni concesse, raccordando i flussi informativi. Lo scambio di dati avviene telematicamente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e nel rispetto del Codice in materia di protezione dei dati personali.</p>

La guerra degli ambientalisti
<p>Da una parte il <a href="http://www.fondoambiente.it/" target="_blank">Fondo per l'ambiente italiano &ndash; FAI</a>, <a href="http://www.italianostra.org/" target="_blank">Italia Nostra</a>, <a href="http://www.mountainwilderness.org/" target="_blank">Mountain wilderness</a>, <a href="http://www.lipu.it/" target="_blank">Lega per la protezione degli uccelli - Lipu</a> e <a href="http://www.wwf.it/client/render.aspx" target="_blank">WWF</a> dall&rsquo;altra <a href="http://www.europarc.it/" target="_blank">Federparchi</a>,<a href="http://www.legambiente.it/ " target="_blank"> Legambiente</a> e <a href="http://www.coldiretti.it/" target="_blank">Coldiretti</a>. Una spaccatura quasi surreale.</p> <p><strong>Quale l&rsquo;oggetto del contendere? La riforma dei Parchi nazionali all'esame del Parlamento</strong>. Ad accendere le polveri &egrave; stato un appello, pubblicato su <em>La Repubblica</em> e firmato dal fronte &ldquo;WWF&rdquo; &laquo;per fermare una riforma inutile e dannosa&raquo;. Secondo le associazioni contrarie infatti il provvedimento &laquo;stravolgerebbe il sistema dei Parchi compromettendone la funzione primaria di tutela ambientale e quindi l'attrattiva turistica&raquo;. Le modifiche alla legge 394 infatti &laquo;intendono alterare il delicato equilibrio della &ldquo;governance&rdquo; frai ministeri dell'Ambiente e dell'Agricoltura, del mondo scientifico, delle associazioni e degli enti locali, spostandolo &ldquo;a vantaggio dei rappresentanti di interessi locali e di settore&rdquo;. E ci&ograve; non farebbe che &ldquo;aumentare la politicizzazione degli Enti Parchi&rdquo;. Una scelta dunque che aprirebbe la possibilit&agrave; &ldquo;di cacciare nelle aree protette con la scusa del controllo delle specie aliene&rdquo; senza contare &ldquo;il meccanismo di finanziamento degli Enti Parchi con l'introduzione di una royalty o di canoni su alcune attivit&agrave; a elevato impatto ambientale come la coltivazione di idrocarburi o gli impianti idroelettricio a biomasse&rdquo;.</p> <p>Il fronte dei favorevoli invece, scesi in campo in difesa della rifortma, come le modifche &laquo;sono da giudicare utili e positive. I limitati e parziali interventi previsti non sono certo una mannaia sui parchi e sulla loro efficacia gestionale: in alcuni casi possono produrre una maggiore capacit&agrave; d'azione, in altri migliore chiarezza su strumenti e opportunit&agrave;, in altri ancora la riaffermazione, rafforzata ed estesa, di competenze e prerogative, come quelle sulla gestione della fauna&raquo;.</p> <p>Particolarmente duro <strong>Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente</strong>, che attacca frontalemente le associazioni firmatarie dell'appello &laquo;&egrave; un ambientalismo alla Walt Disney, pi&ugrave; da giovani marmotte che da moderni ambientalisti. Agricoltori ed enti locali non sono il lupo cattivo. Noi non abbiamo nessuna paura di modificare la legge 394/91 sui parchi per rilanciarne la funzionee renderli pi&ugrave; efficienti&raquo;. Secondo Dezza infatti l'iter parlamentare della riforma &laquo;va nella giusta direzione prevedendo provvedimenti che velocizzano le nomine, semplificano la governance degli Enti Parchi, liberano dalle pastoie della cattiva politica e sburocratizzano organismi che rischiano, cos&igrave; restando, di apparire inutili carrozzoni&raquo;.</p> <p><strong></strong></p>

Ping sarà riconfermato
<p>Bruxelles - Alla vigilia del 18&deg; Summit dell&rsquo;Unione Africana, le speculazioni sulla nomina del prossimo presidente della Commissione dell&rsquo;UA sono sempre pi&ugrave; intense. Chi tra il presidente uscente, il gabonese Jean Ping e la sua rivale sudafricana, Nkosazana Dlamini-Zuma verr&agrave; eletto dai capi di Stati africani che si riuniranno a Addis Ababa i prossimi 29 e 30 gennaio? Fonti raccolte da Vita.it a Bruxelles e a Addis danno Ping come grande favorito. &ldquo;La sua vittoria &egrave; quasi scontata&rdquo; assicura un consigliere politico all&rsquo;interno della commissione dell&rsquo;UA. Una previsione del resto condivisa a Bruxelles da alcuni rappresentanti delle istituzioni UE che seguono con attenzione questa nomina. L&rsquo;attesa &egrave; tanto pi&ugrave; grande che l&rsquo;UA sta attraversando un periodo molto difficile dopo le umiliazioni subite nel 2011 a livello internazionale durante la crisi in Libia. Con le pressioni della Nato, la road map proposta da Jean Ping a nome dell&rsquo;Unione per risolvere il conflitto libico senza intervento militare &egrave; stata totalmente ignorata. &ldquo;Abbiamo molto sofferto&rdquo; assicura al settimanale panafricano Jeune Afrique un diplomatico di un paese francofono che ha voluto mantenere l&rsquo;anonimato. &ldquo;Siamo stati messi ko e non riusciamo a risollevarci&rdquo;. <br /><br />Ping e Dlamini-Zuma sono d&rsquo;accordo sul fatto che &ldquo;l&rsquo;anno 2011 &egrave; stato terribile&rdquo;, ma entrambi divergono sulle soluzioni da adottare. Il presidente uscente difende il suo lavoro, mentre la candidata sudafricana &egrave; convinta che &ldquo;di fronte agli occidentali &egrave; necessario avere una forte personalit&agrave;&rdquo;, proveniente da una potenza continentale. Purtroppo all&rsquo;UA esiste una regola non scritta che vieta l&rsquo;assegnazione della presidenza della commissione a un grande paese africano. Il Kenya, l&rsquo;Algeria e soprattutto la Nigeria, grande rivale del Sudafrica, dovrebbero rispettare questa regola. Anche perch&eacute; Abuja non intende consegnare poteri eccessivi a Pretoria, che gi&agrave; nutre grandi ambizioni sulla poltrona che l&rsquo;Africa vuole conquistare all&rsquo;interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per l&rsquo;Institute for Security Studies, un think tank basato in Sudafrica, &egrave; convinto che &ldquo;l&rsquo;attuale ministro sudafricano degli Interni ha buoni ragioni per sperare di vincere la sua sfida con Ping&rdquo;. Una di queste ragioni risiede &ldquo;nel sistema di rotazione previsto dall&rsquo;Unione Africana che prevede l&rsquo;assegnazione della presidenza della commissione a ciascuna regione del continente. Ora dalla nascita dell&rsquo;UA nel 2000, l&rsquo;Africa australe non ha mai avuto accesso a questa poltrona&rdquo;. La candidata sudafricana pu&ograve; contare anche su solidi appoggi come l&rsquo;Angola e l&rsquo;insieme dei paesi dell&rsquo;area SADC, o l&rsquo;Uganda del presidente Museveni. Dal canto suo Ping confida nella fedelt&agrave; dei paesi francofoni, gli garantirebbero 22 voti sui 36 da ottenere per avere la maggioranza. Ma essendo il voto segreto, c&rsquo;&egrave; chi giura che qualche paese non resister&agrave; alla tentazione di tradire il candidato gabonese. A pochi giorni dal voto, l&rsquo;ipotesi sembra altamente improbabile. <br /><br /></p>

Venneri: «Saremo parte civile»
<p>&laquo;Costa Concordia naufragata all'isola del Giglio due settimane fa rappresenta un concreto pericolo di inquinamento per l'Arcipelago toscano e il santuario dei Cetacei, eppure non si ha pi&ugrave; traccia del decreto sulla regolamentazione delle rotte per le navi da crociera annunciato dopo l'incidente&raquo;, dice Legambiente.</p> <p>&laquo;Non c'&egrave; tempo da perdere" interviene <strong>il responsabile Mare di Legambiente, Sebastiano Venneri.</strong> "&Egrave; necessario emanare al pi&ugrave; presto -continua Venneri- il decreto per interdire alle grandi navi la navigazione entro le 5 miglia dalle aree marine protette e dai parchi nazionali e il transito nelle aree fragili prevedendo sanzioni pesanti per chi disattende i divieti&raquo;.</p> <p>&laquo;Solo in questo modo -conclude Venneri- sar&agrave; possibile tutelare le nostre coste e i fondali ricchi di biodiversit&agrave;, impedendo di fatto, il verificarsi di incidenti gravi e drammatici come quello della Costa Concordia&raquo;.</p> <p>&laquo;Il rischio di una grande discarica riversata in mare &egrave; a oggi molto alto, - afferma <strong>Umberto Mazzantini, responsabile isole minori di Legambiente</strong> - con tutte le gravi conseguenze per la fauna e la flora marina, e occorre scongiurarlo al pi&ugrave; presto. Occorre, tramite analisi delle acque all'interno e all'esterno della nave, stabilire la presenza di sostanze pericolose come oli, tensioattivi, cloroderivati, e quelle legate alla putrefazione delle derrate alimentari e ai reflui&raquo;.</p> <p>&laquo;Occorrer&agrave; inoltre predisporre - spiega Mazzantini &ndash; un percorso chiaro per lo stoccaggio provvisorio dei rifiuti sull'isola e poi sulla terra ferma, per poter procedere allo smaltimento dividendoli per tipologia (pericolosi, speciali, ingombranti, ecc.) e assicurando per ogni tipo di rifiuto il percorso da seguire. Tutto questo con estrema urgenza perch&egrave; alcuni rifiuti, come le acque nere, hanno un forte potenziale inquinante legato alla carica microbica molto elevato, altri come i detersivi, i liquidi degli accumulatori e i lubrificanti sono molto pericolosi per l'inquinamento chimico. Inoltre occorre distinguere tra le sostanze che possono entrare a contatto con le acque marine immediatamente o con tempi relativamente pi&ugrave; lunghi&raquo;.</p>

Si discute al Cdm la sospensione della tassa sui permessi
<p>E' all'esame del Consiglio dei ministri di oggi un provvedimento <strong>che sospende l'entrata in vigore del decreto Tremonti-Maroni sulla 'super tassa' per i permessi di soggiorno degli immigrati</strong>. Tassa che sarebbe scattata lunedi' 30 gennaio, e sulla quale il governo aveva gia' promesso una "rimodulazione", con riduzione degli importi - fissati dal decreto del precedente governo tra gli 80 e i 200 euro - e un incremento degli immigrati beneficiari di esenzione.</p>

Moratti lascia il consiglio per San Patrignano
<p>Si dedicher&agrave; al sociale e in modo particolare a San Patrignano. &Egrave; per questo motivo che l&rsquo;ex sindaco di Milano, Letizia Moratti, si &egrave; dimessa dal consiglio comunale.</p> <p>Le ragioni delle dimissioni in una lettera al presidente del consiglio comunale di Milano, in cui Moratti scrive che &laquo;&egrave; per il rispetto che nutro per Milano e nei riguardi dell'importante lavoro che il consiglio comunale svolge nella quotidianit&agrave;, che oggi mi trovo a comunicare una decisione sofferta ma lungamente ponderata&raquo;.</p> <p>L'ex primo cittadino del capoluogo lombardo ricorda di aver intrapreso &laquo;in questi mesi un'intensa attivit&agrave; nel sociale in una realt&agrave; che la mia famiglia segue ininterrottamente da oltre 30 anni (<em>San Patrignano appunto &ndash; ndr</em>). Un impegno che si &egrave; progressivamente accentuato e che giorno dopo giorno ha assorbito le mie energie e il mio tempo, tenendomi sempre pi&ugrave; spesso lontana dal lavoro del consiglio comunale. Ritengo pertanto opportuno rinunciare al mio incarico di consigliere comunale&raquo;.</p> <p>Infine Letizia Moratti osserva che &laquo;ritornare ad essere per Milano un privato cittadino non significa per&ograve; rompere il patto con le migliaia di cittadini che mi hanno eletta in questo consesso. Anche se in modo diverso e indiretto continuer&ograve; a partecipare alla vita civile e politica della mia citt&agrave;, approfondendo i temi e le questioni importanti per essa e per il mio Paese&raquo; .</p> <p>Al posto dell&rsquo;ex sindaco a Palazzo Marino subentra Fabrizio De Pasquale (Pdl)</p>

Un anno dopo: la situazione dei migranti
<p><a href="http://www.cesvi.org">Cesvi</a> e <a href="http://www.ispionline.it/" target="_blank">ISPI</a> organizzano il convegno <strong>"Migranti dalla Libia a un anno dalla crisi"</strong> <strong>mercoled&igrave; 15 febbraio</strong>, <strong>dalle ore 15.00 alle 18.00</strong>, presso&nbsp;Palazzo Clerici (Via Clerici n. 5) a <strong>Milano</strong>. &nbsp; Un momento di incontro tra gli attori italiani pubblici e del privato sociale, insieme alle organizzazioni internazionali, per riflettere sull&rsquo;emergenza nel Mediterraneo, dall&rsquo;accoglienza all&rsquo;integrazione dei migranti fino al rientro degli assistiti, in occasione della ricorrenza dell&rsquo;inizio della crisi libica.</p> <p align="left">Programma del convegno:&nbsp;<br /> <br /> <strong>Apertura dei lavori <br /> Paolo Magri</strong>, Vice Presidente Esecutivo e Direttore ISPI <br /> <strong>Jos&eacute; Angel Oropeza</strong>, Direttore IOM per il Mediterraneo <br /> <strong>Arturo Varvelli</strong>, Ricercatore ISPI <br /> <br /> <strong>La prima emergenza: non solo Lampedusa</strong> <br /> <strong>Laura Boldrini</strong>, Portavoce per l&rsquo;Italia UNHCR <br /> <strong>Fabrizio Curcio</strong>, Direttore Generale Ufficio Gestione Emergenze, Dipartimento della Protezione Civile <br /> <strong>Loris De Filippi</strong>, gi&agrave; Direttore Operazioni Medici senza Frontiere Italia <br /> <strong>Pref. Angela Pria</strong>, Capo Dipartimento per le libert&agrave; civili ed immigrazioni, Ministero dell&rsquo;Interno <br /> <br /> Modera: <strong>Giangi Milesi</strong>, Presidente Cesvi <br /> <br /> <strong>Oltre l&rsquo;emergenza: accoglienza, integrazione, rientro assistito <br /> Oliviero Forti</strong>, Responsabile Ufficio Immigrazione Caritas Italiana <br /> <strong>Natale Forlani</strong>, Direttore DG Immigrazione Ministero Politiche Sociali <br /> <strong>Sonia Viale</strong>, gi&agrave; Sottosegretario Ministero dell&rsquo;Interno <br /> <br /> Modera: <strong>Luciano Scalettari</strong>, giornalista Famiglia Cristiana <br /> <br /> Nel corso del convegno, presentazione del reportage fotografico di <strong>Giovanni Diffidenti</strong> dalla Libia.</p> <p align="left"><strong>&gt;&gt; </strong><a href="http://cesvi.org/UserFiles/File/Invito%20web_convegno%20Libia.pdf" target="_blank">Scarica l'invito</a></p>

Monsignor Soddu nuovo direttore di Caritas Italiana
<p>&Egrave; monsignor Francesco Antonio Soddu, il nuovo direttore di Caritas Italiana. A nominarlo il Consiglio Permanente della Cei. Monsignor Soddu, della diocesi di Sassari alla notizia della sua nomina ha detto: &laquo;<em>Con spirito di timore, ma anche di abbandono e di fiducia inizio questa nuova avventura sentendomi, come Abramo, sradicato dalla mia amata terra-diocesi per continuare il servizio di ministro in altro posto, ma sempre nell&rsquo;unica amata Chiesa di Cristo</em><span style="font-style: normal;">&raquo;.</span></p> <p>Il successore di monsignor Vittorio Nozza, che ha retto la Caritas dal 2001 a oggi, ha 52 anni (&egrave; nato a Chiaramonti in provincia di Sassari nell&rsquo;ottobre del 1959) ed &egrave; stato ordinato sacerdote nel 1985. Il suo primo incarico &egrave; stato quello di vice rettore del Seminario regionale sardo per due anni. Nei dieci anni successivi ha avuto diversi incarichi in diocesi. Dal 1997 &egrave; parroco della cattedrale di Sassari e dal 2005 a oggi &egrave; stato direttore della Caritas diocesana di Sassari. Ha compiuto gli Studi teologici presso la pontificia Facolt&agrave; Teologica della Sardegna.</p> <p>Sul <a href="http://www.caritasturritana.it">sito</a> della Caritas diocesana di Sassari &egrave; stata pubblicata una sua riflessione che ripercorre il cammino dalla nomina a direttore della Caritas diocesana a oggi. La nomina del 2005, ricorda il sacerdote &laquo;<em>ha comportato un ampliamento di orizzonte per la mia vocazione e ministero sacerdotale. Ricordo che L&rsquo;Arcivescovo assegnandomi questo compito, disse: &ldquo;Dietro e dentro la Caritas c&rsquo;&egrave; la Chiesa&rdquo; ed insieme: &ldquo;Ti do un anno di tempo per fondare la Caritas&rdquo;. Queste due affermazioni di padre Paolo mi impressionarono alquanto, la prima perch&eacute; mi svelava pienamente la dimensione dell&rsquo;incarico e la seconda perch&eacute; da qualche parte bisognava pur iniziare&raquo;. </em><span style="font-style: normal;">In questi sette anni alla Caritas Turritana, ricorda don Soddu &laquo;</span><em>i poveri sono stati coloro che hanno illuminato ogni passo di questo percorso, essi hanno orientato ogni nostro pensiero guidandolo nella giusta dimensione evangelica a servizio della Chiesa e della societ&agrave;. Secondo la visione di Chiesa - Comunione dove tutti i membri sono soggetti di pastorale, in questi anni hanno visto la luce l&rsquo;Osservatorio delle povert&agrave; e risorse, il Laboratorio di promozione ed accompagnamento delle Caritas parrocchiali, l&rsquo;Ufficio della comunicazione, l&rsquo;Ufficio per l&rsquo;animazione, l&rsquo;Ufficio e centro di ascolto per gli stranieri, il Gruppo diocesano di educazione alla mondialit&agrave;, la presenza della Caritas nel carcere, il sito web e, infine, lo sportello di consulenza per il Prestito della Speranza&raquo;.<br /> </em><span style="font-style: normal;">Non manca lo sguardo ai giovani in quanto, ricorda ancora il neo direttore di Caritas Italiana &laquo;</span><em>si &egrave; lavorato molto per la formazione di tutti, particolarmente per i giovani, sia in ambito parrocchiale sia in ambito scolastico. Altra affermazione dell&rsquo;Arcivescovo non passata inosservata in questi anni &egrave; stata: &ldquo;I giovani sono i poveri tra i poveri&rdquo;, perci&ograve; nella Caritas Turritana, oltre i numerosi volontari, prestano il loro competente servizio alcuni giovani &ldquo;ingaggiati&rdquo; secondo le norme che regolano il settore del lavoro e mettendo in campo la &ldquo;fantasia della carit&agrave;&rdquo;&raquo;. </em></p> <p>Il <strong>presidente di Caritas Italiana</strong>, <strong>monsignor Giuseppe Merisi, </strong>interpretando i sentimenti di tutti gli operatori e collaboratori, ha dato il benvenuto al nuovo direttore, esprimendo nel contempo un sentito ringraziamento a don Nozza per la competenza con cui per quasi 11 anni ha guidato Caritas Italiana, accompagnandola oltre il traguardo dei 40 anni, in percorsi pastorali a servizio delle chiese che sono in Italia e nel mondo, nel rispetto del suo ruolo prevalentemente educativo, capace di far passare, attraverso i fatti e le opere, il Vangelo della carit&agrave; di Dio</p>

Il non profit supera il profit
<p>Buone notizie per i lavoratori del terzo settore USA: &nbsp;nei primi dieci anni del nuovo millennio il non-profit americano ha creato pi&ugrave; posti di lavoro del profit. A rivelarlo &egrave; uno studio della <strong>Johns Hopkins University c</strong>he ha analizzato i trend di crescita considerando il decennio 2000-2010, in cui il <strong>non-profit statunitense ha aumentato il tasso di occupazione del 2,1 percento</strong>. Il dato risulta particolarmente interessante se paragonato al risultato del profit che, nello stesso periodo ha registrato invece una diminuzione del tasso di occupazione del 6 percento annuo.</p> <p>Negli <strong>Stati Uniti il non profit impiega 10, 7 milioni di persone</strong> ed &egrave;&nbsp; al terzo posto per occupazione della forza lavoro nel paese.</p> <p>Secondo la ricerca, l&rsquo;invecchiamento della popolazione e l&rsquo;aumento della presenza femminile nella forza lavoro hanno contribuito ad incrementare la domanda di servizi alle persone. Grazie al sostegno dei fondi pubblici poi, almeno direttamente, il terzo settore americano sembra non aver sofferto delle oscillazioni del mercato.</p> <p>Continuando a crescere per soddisfare la domanda in costante aumento, lo studio ha concluso che &ldquo;mai come in questo periodo di recessione, il non-profit ha dimostrato la sua importanza per l&rsquo;equilibrio socio-economico del Paese&rdquo;.</p>

Nel 2012 erogazioni giù del 9%
<p><strong>A causa della crisi, la <a href="http://www.fondazionecariplo.it/portal/page149a.do?link=oln86.redirect" target="_blank">Fondazione Cariplo</a> taglia del 9% i fondi da erogare per il 2012</strong>. Ad annunciarlo &egrave; <strong>il presidente, l&rsquo;avvocato Giuseppe Guzzetti</strong> che ha comunque rassicurato &laquo;confidiamo nella possibilit&agrave; di integrazione con ulteriori risorse nel corso dell&rsquo;anno molto dipender&agrave; dagli andamenti dei mercati&raquo;.</p> <p><strong>Ma la Fondazione non si &egrave; limitata a prendere atto della situazione</strong>. &laquo;Abbiamo valutato attentamente le scelte strategiche&nbsp; e i budget a disposizione&raquo;, ha soiegato infatti Guzzetti, &laquo;ridisegnando lo scenario, sapendo che il 2012 sar&agrave; un altro anno difficile. Per questo abbiamo voluto che <strong>il Settore Servizi alla Persona potesse contare su un 6% in pi&ugrave; delle risorse</strong> a disposizione rispetto al passato&raquo;. <strong>Altra novit&agrave; &egrave; la ricerca di partnership che aiutino nell&rsquo;attivit&agrave; erogativa.</strong> &laquo;Da sottolineare i bandi congiunti con Intesa San Paolo ma in particolare il bando internazionale sulla ricerca sul riso, nell&rsquo;ambito dell&rsquo;iniziativa Firts, che ci vede in coppia con Agropolis Foundation di Montpellier&raquo;, sottolinea Guzzetti.</p> <p>Guardando i numeri il quadro &egrave; chiaro: il budget <strong>2011</strong> era stato di <strong>163 milioni, permettendo di sostenere 1.300 progetti</strong> presentati da realt&agrave; del non profit. La cifra di quest&rsquo;anno per progetti in settori quali ambiente, arte e cultura, servizi alla persona e ricerca scientifica &egrave; di <strong>148 milioni di euro.</strong></p> <p>Fondazione Cariplo, sempre per fornteggiare le difficolt&agrave; ha anche <strong>tagliato le spese circa la gestione e gli emolumenti degli amministratori, con un risparmio di circa il 6,6%.</strong></p> <p>Sono attualmente <strong>15 i bandi per il 2012</strong>, ma altri verranno pubblicati nei prossimi mesi. La ripartizione del budget &egrave; ripartito in <strong>51,1 milioni di euro per il settore servizi alla persona, 33,8 milioni per l'arte e la cultura, 22,1 milioni per la ricerca scientifica e 12,1 milioni per l'ambiente</strong>.&nbsp; &laquo;Si fa sempre pi&ugrave; fatica a rispondere alle esigenze di coloro che si rivolgono alla nostra fondazione&raquo;, ha voluto sottolineare il presidente, che ha concluso rassicurando il Terzo Settore, &laquo;I bisogni nuovi ed emergenti sono purtroppo in costante crescita. Alle organizzazioni non profit, nostri principali interlocutori, ribadiamo che riserveremo un'attenzione particolare&raquo;.</p> <p><strong>Tre i nuovi bandi in campo sociale</strong> per il nuovo anno. Il primo &egrave; destinato a <strong>progetti che creano reti per l'affido familiare</strong> (1,5 milioni di euro), il secondo mira allo <strong>sviluppo di impresa sociale</strong> per inserire al lavoro persone svantaggiate (2 milioni di euro) e, infine, l<strong>'housing sociale</strong> (3 milioni di euro). Dal 1991 ad oggi la Fondazione Cariplo ha erogato 2 miliardi di euro per oltre 24.200 progetti.</p>

Torture nelle carceri: la protesta delle Ong
<p><a href="http://www.amnesty.it" target="_blank">Amnesty International</a> ha denunciato oggi che negli ultimi mesi, fino alle recenti settimane, <strong>numerosi detenuti sono morti nelle carceri libiche dopo aver subito torture e che il ricorso alla tortura nei confronti di presunti combattenti e lealisti pro-Gheddafi &egrave; altamente diffuso</strong>.</p> <p>&nbsp;I delegati attualmente presenti in Libia hanno incontrato detenuti nelle carceri della capitale Tripoli e dei suoi dintorni, di Misurata e Gheryan, che recavano visibili segni delle torture: ferite ancora aperte sulla testa, sulle braccia, sulla schiena e su altre parti del corpo.</p> <p>Le torture sono inflitte da appartenenti alle forze di sicurezza e militari ufficialmente riconosciute, cos&igrave; come dalle moltitudini di milizie armate che operano al di fuori di qualsiasi contesto legale.</p> <p>"Dopo tutte le promesse di porre i centri di detenzione sotto controllo, &egrave; terribile constatare che non c'&egrave; stato alcun passo avanti per porre fine all'uso della tortura" - ha dichiarato Donatella Rovera di Amnesty International. "Non siamo a conoscenza di alcuna indagine adeguata sui casi di tortura n&eacute; di alcuna procedura per cui le vittime della tortura o i parenti di chi &egrave; morto sotto tortura abbiano potuto chiedere giustizia e risarcimento. Alcuni detenuti ci hanno raccontato le torture, altri si sono rifiutati, limitandosi a mostrarci le ferite, nel timore di poter subire un trattamento peggiore".</p> <p><strong>I detenuti, sia libici che stranieri provenienti dai paesi dell'Africa subsahariana, hanno riferito ad Amnesty International di essere stati appesi in posizioni contorte, picchiati per ore con fruste, cavi, tubi di plastica, catene, sbarre di metallo e bastoni di legno e di aver subito scariche elettriche sia con gli elettrodi che con congegni simili alle pistole taser.</strong></p> <p>&nbsp;A Misurata, le torture proseguono nel centro adibito agli interrogatori della Sicurezza militare nazionale e nel quartier generale delle milizie armate.</p> <p>&nbsp;</p> <p>Numerosi detenuti sono morti mentre erano in custodia delle milizie armate a Tripoli, nei dintorni della capitale e a Misurata, in circostanze che fanno pensare alla tortura.</p> <p>&nbsp;Il pi&ugrave; recente caso di morte in carcere a seguito di tortura di cui Amnesty International &egrave; a conoscenza &egrave; quello di Ezzeddine al-Ghool, un colonnello di 43 anni padre di sette figli, arrestato dalle milizie armate a Gheryan, 100 chilometri a sud di Tripoli, il 14 gennaio. Il suo corpo &egrave; stato riconsegnato ai parenti il giorno dopo, pieno di ematomi e ferite. I medici hanno confermato che &egrave; morto di tortura. Diversi altri detenuti sono stati torturati nello stesso periodo e otto di loro sono stati ricoverati in ospedale per le gravi ferite riportate.</p> <p>Amnesty International sta investigando su altre denunce analoghe che ha ricevuto di recente.</p> <p><a href="http://www.msf.it" target="_blank">&nbsp;Medici Senza Frontiere</a> (Msf) annuncia, dal canto suo, di "aver sospeso le sue attivit&agrave; nei centri di detenzione di Misurata perch&egrave; ai detenuti vengono inflitte torture e negato l'accesso a cure mediche di urgenza". Secondo quanto si legge in un comunicato le equipe mediche che lavorano nei centri di detenzione di Misurata dallo scorso agosto, curando i detenuti con ferite da guerra, da allora "si sono confrontati con u<strong>n numero crescente di pazienti con ferite causate da torture subite durante gli interrogatori, svolti al di fuori dei centri di detenzione". In totale, puntualizza MSF, sono state curate 115 persone con ferite da tortur</strong>a e l'associazione ha riferito tutti i casi alle autorit&agrave; di Misurata. Da gennaio, molti dei pazienti riportati nei centri per gli interrogatori sono stati nuovamente torturati. "Alcuni funzionari hanno tentato di strumentalizzare e ostacolare le attivit&agrave; mediche di MSF - denuncia il direttore generale di MSF <strong>Christopher Stokes</strong> - Ci hanno consegnato pazienti provenienti da interrogatori affinch&egrave; li stabilizzassimo per poterli nuovamente interrogare. Ci&ograve; &egrave; inaccettabile. Il nostro compito &egrave; quello di fornire cure mediche per feriti in guerra e detenuti malati, non di curare ripetutamente gli stessi pazienti per poter essere nuovamente torturati".&nbsp;</p> <p>All'associazione umanitaria, vincitrice del Premio Nobel della Pace nel 1999, &egrave; stato anche chiesto di curare direttamente i pazienti nei centri per gli interrogatori "cosa che l'organizzazione si &egrave; categoricamente rifiutata di fare". Il caso "pi&ugrave; preoccupante", avvenuto il 3 gennaio scorso, quando i medici di Msf hanno curato 14 detenuti di ritorno da un centro per gli interrogatori, 9 dei quali, "nonostante le reiterate richieste di porre fine alle torture", presentavano evidenti segni di torture. I medici hanno subito informato l'agenzia responsabile degli interrogatori del fatto che diversi pazienti necessitavano del ricovero ospedaliero, ma invece tutti i detenuti tranne uno sono stati nuovamente privati di assistenza medica e nuovamente interrogati e torturati fuori dai centri di detenzione. Pochi giorni dopo, il 9 gennaio, Msf ha inviato una lettera ufficiale al Consiglio Militare di Misurata, al Comitato di Sicurezza di Misurata, al National Army Security Service e al Consiglio Civile Locale di Misurata chiedendo ancora una volta di porre fine immediatamente a ogni forma di violenza contro i detenuti. "Nessuna azione concreta &egrave; stata intrapresa - ha affermato Stokes- Al contrario, la nostra &egrave;quipe ha ricevuto quattro nuovi casi di tortura. Abbiamo perci&ograve; preso la decisione di sospendere le attivit&agrave; mediche nei centri di detenzione".</p> <p>Attiva in Libia dallo scorso febbraio, e presente a Misurata dall'aprile, nel pieno del conflitto, Msf assicura che proseguir&agrave; le proprie attivit&agrave; di assistenza psicologica nelle scuole e negli ospedali di Misurata, cos&igrave; come l'assistenza a 3.000 migranti africani, rifugiati e sfollati dentro e fuori Tripoli.</p>

Mare chiuso, il nuovo film di Andrea Segre
<p>Dopo <em>Come un uomo sulla terra</em>, uscir&agrave; il 20 marzo <em>Mare chiuso</em>, il nuovo film di Andrea Segre, questa volta in coppia con Stefano Liberti. Lo anticipa il blog di Gabriele Del Grande. Il tema e' lo stesso, i respingimenti in alto mare verso la Libia effettuati nel 2009 dal governo italiano. Due anni dopo, la guerra in Libia ha sospeso le operazioni della Marina militare italiana e allo stesso tempo ha spinto decine di migliaia di lavoratori africani a lasciare la Libia cercando rifugio nei paesi vicini. Andrea e Stefano hanno cominciato da li'. Dai campi profughi allestiti dall'Unhcr in Tunisia. E sono andati a cercare i respinti. Per raccontare come la politica italiana abbia segnato la loro vita.</p> <p>La prima &egrave; annunciata per il 20 marzo. Su <a href="http://fortresseurope.blogspot.com/">Fortresseurope</a> si pu&ograve; gi&agrave; vedere il trailer.</p>

Unicef presenta Humanitarian Action for Children
<p>&nbsp;</p> <p>L&rsquo;elenco dei paesi include molte emergenze di lunga data o cosiddette &ldquo;silenziose&rdquo;, anche se la crisi in Somalia e in altri paesi del Corno d&rsquo;Africa rappresenta quasi un terzo del totale dei fondi richiesti; si stima che l&rsquo;UNICEF dovr&agrave; assistere 97 milioni di persone.</p> <p><em>&ldquo;Mentre gran parte dell&rsquo;attenzione mondiale &egrave; focalizzata sull&rsquo;emergenza nel Corno d&rsquo;Africa, non dobbiamo dimenticare le emergenze di lunga data in tutto il mondo, le emergenze silenziose&rdquo;</em> &ndash; ha dichiarato Rima Salah, vice Direttore generale dell&rsquo;UNICEF. <em>&ldquo;Nel Sahel &egrave; in atto una crisi nutrizionale pi&ugrave; grave del solito. Nella Repubblica Democratica del Congo, in Ciad e nella Repubblica Centro Africana, solo per citarne alcune, ci sono emergenze che richiedono sostegno finanziario, se vogliamo salvare i gruppi pi&ugrave; vulnerabili, i bambini e le donne&rdquo;. </em></p> <p>Solo nel 2011, nelle aree di crisi, l&rsquo;UNICEF ha sostenuto campagne di vaccinazione, distribuito vermifughi e integratori di vitamina A a beneficio di oltre 36 milioni di bambini; sono stati curati pi&ugrave; di 1,2 milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta e pi&ugrave; di 19 milioni di donne e bambini hanno ricevuto alimenti nutrizionali adeguati; pi&ugrave; di 16 milioni di persone hanno ricevuto kit igienico-sanitari e acqua potabile; pi&ugrave; di 2,3 milioni di famiglie hanno ricevuto aiuti non alimentari (tende, coperte, ripari) di sopravvivenza; 4 milioni di bambini hanno avuto accesso all&rsquo;istruzione e oltre 920.000 hanno avuto accesso ai servizi di protezione.</p> <p>Il Rapporto descrive le situazioni quotidiane di molte donne e bambini, tra i pi&ugrave; vulnerabili al mondo, che vivono in situazioni di emergenza; il sostegno necessario a soddisfare i loro bisogni di base, immediati e nel lungo termine; il loro diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo.</p> <p>Ecco alcune aree di cui &nbsp;si parla nel Rapporto:</p> <p><strong>- Corno d&rsquo;Africa</strong>: da giugno 2011 fame e carestia hanno colpito 13 milioni di persone, con decine di migliaia di bambini somali rimasti uccisi e altri 750.000 bambini a rischio di morte. L&rsquo;UNICEF &egrave; massicciamente intervenuto per aiutare le popolazioni di Gibuti, Kenya, Etiopia e Somalia: soltanto tra luglio e settembre 2011, sono stati curati oltre 108.000 bambini affetti da malnutrizione acuta; nello stesso periodo, l&rsquo;UNICEF ha distribuito acqua sufficiente per 2,2 milioni di persone e 1,2 milioni di bambini &nbsp;sono stati vaccinati contro il morbillo. Quasi 50.000 bambini hanno potuto frequentare spazi ricreativi o ambienti sicuri.</p> <p><strong>- Sud Sudan</strong>: la separazione del Sud Sudan dalla Repubblica del Sudan, ha lasciato il nuovo paese ad affrontare scontri lungo i confini condivisi: sono sfollate oltre 300.000 persone e sono tornati circa 350.000 sud sudanesi.</p> <p>- E ancora: il dramma dei bambini e delle famiglie sfollate a seguito delle violenze scoppiate dalle elezioni del novembre 2010 in <strong>Costa d&rsquo;Avorio</strong>; oltre 5 milioni di persone colpite dalle inondazioni in <strong>Pakistan.</strong> Per non parlare della situazione nel Nord Africa e nel Medio Oriente: solo in <strong>Libia, </strong>nella prima met&agrave; del 2011, pi&ugrave; di 900.000 persone sono fuggite, rifugiandosi soprattutto in Egitto e in Tunisia.</p> <p>Per quanto concerne le emergenze di lunga durata, secondo l&rsquo;UNICEF: &ldquo;In tutto il mondo, milioni di bambini vivono situazioni di crisi che durano da anni. Mentre alcune di queste emergenze attirano significativamente l&rsquo;attenzione dei media e del mondo politico, altre non arriveranno mai sotto i riflettori della stampa internazionale, diventando cos&igrave; <em>emergenze silenziose</em>. Crisi umanitarie cos&igrave; lontane dall&rsquo;opinione pubblica, che a volte &egrave; troppo facile trascurare&rdquo;.</p> <p>Nella <strong>Repubblica Democratica del Congo: </strong>in un contesto in cui i servizi sociali e le infrastrutture erano inesistenti o minimi, i conflitti nell&rsquo;est e nel nordest del paese hanno avuto un profondo impatto su milioni di persone nel corso degli anni. Al giugno 2011, pi&ugrave; di 1,5 milioni di persone &ndash; la met&agrave; dei quali bambini &ndash; risultano sfollati. Milioni di bambini nelle zone colpite dal conflitto non hanno frequentato le scuole, molti sono stati vittime di violenze sessuali, mentre epidemie di morbillo e colera hanno rappresentato una minaccia quotidiana per tanti bambini. Nel 2011 l&rsquo;UNICEF ha fornito a 630.000 persone acqua e kit igienico-sanitari; pi&ugrave; di 95.000 bambini affetti da malnutrizione acuta hanno ricevuto trattamenti terapeutici e 5,6 milioni di bambini sono stati vaccinati e hanno ricevuto la vitamina A. Durante i primi 9 mesi dell&rsquo;anno, pi&ugrave; di 15.000 sopravvissuti alle violenze sessuali e di genere (met&agrave; dei quali bambini) hanno potuto usufruire di servizi di sostegno.</p> <p>Ad <strong>Haiti,</strong> l&rsquo;UNICEF e i suoi partner continuano ad assistere i sopravvissuti del terremoto del 2010. Nel 2011, l&rsquo;UNICEF ha contribuito a riunire 2.500 bambini separati dalle loro famiglie e ha costruito 193 scuole temporanee per circa 86.000 bambini. Durante l&rsquo;epidemia di colera che ha colpito l&rsquo;isola, 325.000 persone di aree marginali hanno ricevuto acqua potabile, e 2,2 milioni&nbsp; hanno beneficiato di campagne di prevenzione igienico-sanitarie.</p> <p>&ldquo;Abbiamo registrato molti risultati positivi in contesti di emergenza nel 2011, ma i bisogni urgenti e di lungo termine di milioni di minorenni e delle loro famiglie continueranno anche nel 2012. L&rsquo;UNICEF chiede un adeguato sostegno per poter adempiere ai propri impegni verso i bambini&ldquo; afferma Salah:&rdquo;I bambini non solo rappresentano il futuro, ma sono i pi&ugrave; vulnerabili e meritano un sostegno generoso e costante da parte della comunit&agrave; dei donatori&rdquo;.</p>

Consumatori: istruzioni per l'uso
<p>E' durata 16 ore la riunione presso Astoi per raggiungere <a href="http://www.vita.it/news/view/117703">l'accordo </a>fra Costa Crociere e le organizzazioni dei consumatori. &laquo;Hanno preso tempo diversi dettagli, perch&egrave; l'impianto in generale era condiviso sin dall'inizio&raquo;, rivela Roberto Barbieri di <a href="http://www.movimentoconsumatori.it">Movimento Consumatori </a>che ha partecipato al tavolo di lavoro di ieri.</p> <p>INDENNIZZO FORFETTARIO. La cifra di 11mila euro serve a coprire i danni patrimoniali e non subiti, <strong>senza alcun onere della prova a carico del passeggero</strong>. La cifra comprende il danno per la perdita del bagaglio, degli effetti personali, del disagio psicologico, del danno per la vacanza rovinata.</p> <p>RICHIESTA. i passeggeri riceveranno una informativa da parte di Costa&nbsp; per informali sull&rsquo;accordo. Nel caso accettino, devono recarsi presso <strong>l&rsquo;agenzia di viaggio dove avevano prenotato la vacanza</strong>. Qui compilano un modulo e presentano la documentazione per i rimborsi.</p> <p>EROGAZIONE. L&rsquo;erogazione dell&rsquo;indennizzo, secondo l&rsquo;accordo, arriva all&rsquo;agenzia di viaggio <strong>entro 7 giorni&nbsp; dalla richiesta</strong>.</p> <p>RIMBORSI AUTOMATICI.<strong> </strong>Costa ha dichiarato di aver gi&agrave; avviato i rimborsi che si riferiscono al valore della crociera, comprese le tasse portuali, le spese per i trasferimenti aerei e bus effettuati per la crociera, e alle eventuali spese sostenute a bordo. Un&rsquo;operazione automatica che Costa fa attraverso le sue rete informatiche, anche perch&egrave; a bordo si paga con carta di credito o con accredito sul numero della cabina.</p> <p>RIMBORSI SU RICHIESTA.<strong> </strong>I passeggeri devono presentare pezze giustificative per quanto riguarda le spese di viaggio sostenute per il rientro dopo l&rsquo;incidente, le eventuali spese mediche.</p> <p>ASSICURAZIONI PERSONALI.<strong> </strong>&laquo;Oltre il 90% dei passeggeri aveva sottoscritto un&rsquo;assicurazione con la compagnia Mondial per la perdita del bagaglio e per eventuali spese mediche.&nbsp; Si tratta di una polizza con un massimale di 2mila euro&raquo;. &nbsp;<strong>Dalla cifra di indennizzo forfettario non sar&agrave; dedotta</strong> la somma ricevuta in base alle assicurazioni che i passeggeri hanno stipulato.</p> <p>CHI NON ACCETTA L'ACCORDO.<strong> </strong>Ogni passeggero &egrave; libero &laquo;di non aderire all&rsquo;accordo e di far valere i suoi diritti di consumatore in maniera individuale facendo una causa civile o costituendosi parte civile nel processo penale. <strong>La class action</strong> italiana ha un iter macchinoso e costoso. In ogni caso il foro competente per un&rsquo;azione collettiva &egrave; quello della residenza del consumatore&raquo;, conclude Barbieri.</p> <p>CONTRARIO ALL'ACCORDO. Dice no all'intesa Codacons. Leggi qui:</p> <p><a href="../view/117704">http://www.vita.it/news/view/117704</a></p>

Appello a Monti: tornino le risorse per il Fondo
<p>L'Italia non ha ancora versato al Fondo Globale per la Lotta contro l'Aids, la Tubercolosi e la Malaria le quote promesse per il 2009 e il 2010, pari a 130 milioni ciascuna. Soprattuttonon ha assunto alcun impegno finanziario per gli anni successivi. La denuncia arriva dalle ong dell'<a href="http://www.osservatorioaids.it" target="_blank">Osservatorio italiano sull'azione globale contro l'Aids</a> che scrivono una lettera a Mario Monti.</p> <p>Ecco il testo:</p> <p>Il 28&nbsp;gennaio il mondo celebra il <strong>10&deg; anniversario</strong> della creazione del Fondo Globale per la Lotta contro l&rsquo;AIDS, la Tubercolosi e la Malaria. Dieci anni fa, il futuro della lotta contro queste tre pandemie era sconfortante e una diagnosi di AIDS era una sentenza di morte per chi viveva nei paesi poveri. Per rispondere a questa drammatica emergenza, venne costituito il Fondo Globale, una partnership unica tra paesi ricchi, paesi poveri, societ&agrave; civile e settore privato. Si stima che ogni mese, 100.000 vite vengano salvate grazie al Fondo. Eppure, &egrave; un triste compleanno: con la scusa della crisi economica, molti paesi donatori hanno tagliato i finanziamenti al Fondo Globale, proprio ora che nuove scoperte scientifiche offrono opportunit&agrave; di prevenzione e cura dell&rsquo;AIDS prima impensabili.</p> <p>&nbsp;</p> <p>L&rsquo;<strong>Italia</strong>, pur avendo svolto un ruolo di primo piano nel lancio del Fondo Globale in occasione del Vertice G8 del 2001 a Genova, ha smesso di sostenere il Fondo ancor prima che la crisi mordesse: <strong>non ha ancora versato le quote promesse al Fondo Globale per il 2009 e il 2010, pari a 130 milioni di euro</strong> ciascuna e non ha assunto alcun impegno finanziario per gli anni successivi. Se si considera che il nostro paese a partire dagli anni Duemila ha erogato l&rsquo;80% circa dei propri fondi per la lotta contro l&rsquo;AIDS nei paesi poveri attraverso il Fondo Globale, si deduce che il disimpegno nei confronti del Fondo ha praticamente azzerato il contributo italiano alla lotta globale contro la pandemia. Per questo, &ldquo;il nuovo Governo &ndash; sottolinea l&rsquo;<strong>Osservatorio italiano sull&rsquo;azione globale contro l&rsquo;AIDS</strong> - ha davanti a s&eacute; una grande opportunit&agrave; per riacquistare quella credibilit&agrave; a cui tanto tiene a livello internazionale: rinnovare l&rsquo;impegno dell&rsquo;Italia nei confronti della lotta contro l&rsquo;AIDS&rdquo;.</p> <p>&nbsp;</p> <p>&nbsp;</p> <p><span style="text-decoration: underline;">I numeri del Fondo Globale</span>. Negli ultimi dieci anni, il Fondo &egrave; diventato il principale strumento di lotta contro AIDS, tubercolosi e malaria e ha fondamentalmente modificato la capacit&agrave; della comunit&agrave; internazionale di combattere queste tre pandemie. Nel 2002 la terapia antiretrovirale era praticamente inesistente nei paesi a risorse limitate; dopo sei anni, negli stessi paesi 7 milioni di persone ne potevano beneficiare, di cui la met&agrave; grazie al Fondo Globale. Nel corso di questi anni il Fondo ha fornito il trattamento antitubercolare a quasi 9 milioni di persone e ha distribuito oltre 200 milioni di zanzariere impregnate di insetticida per la prevenzione della malaria.</p> <p>&nbsp;</p> <p><span style="text-decoration: underline;">La struttura</span>. Nato come organizzazione di emergenza strutturata per intervenire &ldquo;verticalmente&rdquo; ed in modo&nbsp;esclusivo&nbsp;sulle tre malattie, il Fondo Globale si sta trasformando in modo da focalizzarsi pi&ugrave; strategicamente su interventi a elevato impatto a favore delle popolazioni vulnerabili e con ricadute positive sui fragili sistemi sanitari dei paesi&nbsp;pi&ugrave;&nbsp;poveri.</p> <p>&nbsp;</p> <p><span style="text-decoration: underline;">Le scoperte scientifiche</span>. La ricerca potrebbe dare un&rsquo;accelerazione ai risultati raggiunti finora dal Fondo Globale: &egrave; stato dimostrato&nbsp;che i farmaci antiretrovirali rivestono un ruolo strategico per la prevenzione del contagio, oltre che, naturalmente, per la cura dell&rsquo;infezione. Se usati all&rsquo;inizio dell&rsquo;infezione da HIV infatti, assicurano una protezione vicina al 100 per cento contro la trasmissione del virus in coppie eterosessuali in cui uno soltanto dei partner &egrave; infettato dal virus. Gli studi hanno dimostrato anche che il trattamento anticipato riduce dell&rsquo;84% la possibilit&agrave; di contrarre la tubercolosi, che &egrave; la causa principale di morte delle persone con l&rsquo;HIV. Naturalmente, curare precocemente le persone sieropositive richiede pi&ugrave; risorse.</p> <p>&nbsp;</p> <p>Proprio ora che potremmo sperare di sconfiggere queste tre gravi malattie entro la prossima generazione e che la scienza ci chiede di investire di pi&ugrave;, i donatori non rispettano le promesse e riducono il sostegno finanziario al Fondo Globale, costringendolo a <strong>cancellare l&rsquo;avvio di nuovi programmi di lotta contro AIDS, tubercolosi e malaria per i prossimi due anni</strong> e a sbattere la porta in faccia a nuovi pazienti. Una condanna a morte per milioni di persone che non hanno ancora accesso alle cure salvavita nei paesi poveri.</p>

Il Governo risponde con un niet alle ONG
<p>Non ci sono fondi da destinare all'8 per mille per il 2011, quindinon ci sar&agrave; alcuna ripartizione tra le organizzazioni che ne hanno fatto richiesta. Lo conferma governo, che in una nota di palazzo Chigi scrive: "In risposta all'appello lanciato dalle Ong italiane al Governo, sulla trasparenza nella ripartizione dell'otto per mille, si fa presente che gi&agrave; con il comunicato stampa del 2 gennaio scorso, la presidenza del Consiglio, aveva reso noto che 'per l'anno 2011 non &egrave; stato predisposto il decreto di ripartizione della quota relativa all'otto per mille dell'Irpef a diretta gestione statale". Di conseguenza, si spiega, "<strong>nessuno dei progetti presentati con scadenza 15 marzo 2011 &egrave; stato ammesso a contributo"</strong>. Nel comsunicato si ricorda anche che i fondi destinati alla Protezione civile "sono stati stanziati dal precedente governo e non dall'attuale esecutivo". Inoltre, spiega Chigi, "non risultano fondi effettivamente assegnati ai buoni vacanza. La possibilit&agrave; di assegnarli a valere sull'otto per mille &egrave; stata stabilita dal Parlamento su proposta del precedente governo ma con decorrenza tra tre anni". Infine si rammenta che la scelta del Governo sulle priorit&agrave; degli interventi viene effettuata "in ragione della disponibilit&agrave; del bilancio e dell'impellenza delle necessit&agrave; di interesse nazionale".</p>

I volontari della Papa Giovanni XXIII: «Bene lo sblocco, ma ora?»
<p>I volontari in servizio civile con l<strong>&rsquo;Associazione Comunit&agrave; Papa Giovanni XXIII,</strong> gli ex volontari e i candidati ai nuovi progetti si sono riuniti a Rimini in un&rsquo;assemblea di riflessione su tema del servizio civile e della condizione in cui si trova. Organizzato dal Servizio Obiezione e Pace della Comunit&agrave; Papa Giovanni XXIII, l&rsquo;evento ha coinvolto circa 200 persone in presenza e a distanza, grazie ai punti di collegamento organizzati nelle varie regioni d&rsquo;Italia.</p> <p><strong>Questa lettera nasce </strong>come sintesi delle impressioni e dei sentimenti dei partecipanti all&rsquo;assemblea, consapevoli di cosa significhi il servizio civile per i giovani italiani e perci&ograve; intenzionati ad adoperarsi per mantenere integro il diritto ad un&rsquo;opportunit&agrave; preziosa.</p> <p>La parola crisi riecheggia nelle nostre menti come un ritornello, ormai. Per tutto c&rsquo;&egrave; una sola ed unica giustificazione, quasi un capro espiatorio che deresponsabilizza l&rsquo;uomo dal fallimento e dall&rsquo;errore. Nel dizionario etimologico, la parola crisi viene genericamente definita come &ldquo;un momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni da un&rsquo;altra differente&rdquo; e non se ne vede per forza una connotazione negativa come quella che sta assumendo oggi. Riportata ai giorni nostri questa riflessione nasce per dire che in un periodo di stallo, di difficolt&agrave; siamo in dovere di non piangerci addosso ma di rimboccarci le maniche per operare affinch&eacute; il futuro cui tendiamo sia il frutto delle nostre decisioni.</p> <p>Nel mondo del servizio civile ci sono state epoche in cui i volontari hanno dovuto lottare per quello in cui credevano: da cosa &egrave; nato il movimento degli obiettori di coscienza? Da giovani che credevano nei valori della nonviolenza e della convivenza pacifica tra i popoli e che per questo hanno scelto di difendere la propria Patria andando all&rsquo;estero, in zone di conflitto, pur contrastando le direttive del governo del proprio Paese.</p> <p>Grazie agli obiettori il servizio civile &egrave; stato garantito fino ad oggi ai giovani italiani: a loro &egrave; stata data la possibilit&agrave; di mettersi in gioco e al servizio della comunit&agrave; attraverso progetti specifici finanziati con fondi statali. Da domani, grazie alle vicende giudiziarie delle ultime settimane, speriamo che il servizio civile sia aperto ai giovani che &ldquo;erroneamente&rdquo; ancora riteniamo stranieri.</p> <p>Progetto significa &ldquo;gettare avanti&rdquo;, indica qualcosa che si vuole fare in avvenire, un investimento sulle energie e sui potenziali che la societ&agrave; contemporanea possiede. <strong>Perch&eacute; sul tema del servizio civile si respira un&rsquo;aria di stallo? </strong></p> <p>&nbsp;</p> <p>La situazione attuale, nonostante lo sblocco degli avvii, vede comunque un calo del numero di giovani coinvolti decisamente notevole: nel 2006 sono partiti 50.000 volontari e oggi solo 19.000 sono i giovani che avranno questa possibilit&agrave;. Avranno, perch&eacute; ancora molti di loro non hanno certezza sui tempi dell&rsquo;avvio al servizio. Questo porta i giovani a vivere nella precariet&agrave; ed a non poter fare programmi a lungo termine.<strong> Il disagio e la rassegnazione </strong>che vivono i giovani interrogati su questo punto nascono dal fatto che si sentono bistrattati da uno stato che invece dovrebbe garantire i loro diritti e soprattutto vivono il paradosso di dover protestare per esercitare non solo un diritto ma anche un &ldquo;dovere&rdquo; di cittadinanza attiva.</p> <p>In questo momento ai giovani sembra che lo stato e la comunit&agrave; tutta non abbiano affatto chiaro il valore culturale ed educativo che racchiude in s&eacute; il servizio civile. Sta, dunque, a coloro che hanno vissuto questa opportunit&agrave; essere testimoni attivi. Portare alla luce, di fronte a chi ancora non vuole vederli, i valori della nonviolenza e della pace. Non sono termini utopici e buoni per riempire gli striscioni durante le manifestazioni: sono realt&agrave; concrete, realizzabili da tutti. Basta volerlo.</p> <p>Il<strong> servizio civile oggi necessita</strong>, dopo essere stato sbloccato, di essere rifinanziato e riformato! La mancanza di fondi con cui oggi si giustifica il ritardo dell&rsquo;avvio al servizio e il rischio della futura assenza di progetti crea sdegno perch&eacute; nell&rsquo;ottica di tagliare si perde di vista ci&ograve; che &egrave; utile, se non fondamentale, alla societ&agrave;. Tagliare sui servizi alla persona, sul servizio civile che in qualche modo ne fa parte e garantisce attivit&agrave; di sostegno non indifferenti, porter&agrave; nel lungo periodo al deperimento di valori culturali importanti quali corresponsabilit&agrave; e solidariet&agrave;. <strong>Continuare ad investire in armamenti</strong>, invece, non fa altro che potenziare una convivenza bellica tra gli stati che si dichiarano collaborativi e pacifici, ma continuano a nutrire gli eserciti.</p> <p>I giovani devono gridare e farlo forte per rivendicare il diritto ad un&rsquo;opportunit&agrave;, perch&eacute; non siano ancora una volta delle strategie avulse dalla realt&agrave; quotidiana a decidere per loro e su di loro. Conoscendo l&rsquo;esperienza del ministro Riccardi si fa strada la speranza che al governo sia portata la sensibilit&agrave; sul tema del servizio civile e che si facciano tentativi per salvare una realt&agrave; che, se accantonata e relegata al silenzio, avr&agrave; un unico destino: la sua fine.</p> <p>Le proposte che fanno i giovani in questo tempo sono molteplici: socializzare le esperienze, organizzare manifestazioni, eventi mediatici, lavori di rete con le istituzioni&hellip;Dobbiamo lavorare sul concreto, pensare a cosa &egrave; stato, cos&rsquo;&egrave; e cosa pu&ograve; essere il servizio civile. Noi che crediamo nel servizio civile dobbiamo trovare una maniera semplice ma efficace per arrivare agli occhi e alle orecchie di tutti. La crisi e le esperienze possano dunque servire a questo: mettere insieme le idee e ragionare su comerealizzarle al meglio, perch&eacute; portino frutto.</p>

L'Alleanza presenta la sua agenda delle priorità
<p>Luigi Marino, presidente di Confcooperative, <strong>da portavoce dell&rsquo;Alleanza delle Cooperative Italiane (</strong>complessivamente 43.000 cooperative &ndash; 1,2 milioni di persone occupate 12 milioni di soci &ndash; 127 miliardi di euro di fatturato)<strong> ne diventa presidente</strong> e sar&agrave; affiancato da due copresidenti: Giuliano Poletti, presidente Legacoop e Rosario Altieri, presidente Agci. Questa la prima novit&agrave; emersa dalla due giorni di lavori organizzata a Napoli dall&rsquo;Alleanza delle Cooperative Italiane.</p> <p>&Egrave; stato, inoltre, costituito l&rsquo;ufficio di presidenza, al quale vengono attribuiti compiti finora svolti dai presidenti delle tre Organizzazioni, composto oltre che dai tre presidenti, da tre rappresentanti delle associazioni e tre responsabili esecutivi. A ciascuno saranno affidate deleghe permanenti.</p> <p>Confermati il &ldquo;Comitato esecutivo&rdquo;, costituito &ndash; oltre che dai presidenti, da 24 membri &ndash; e la &ldquo;Consulta&rdquo; &ndash; di 90 componenti &ndash; che assume il nome di &ldquo;Assemblea&rdquo; in quanto avr&agrave; poteri di decisione e di nomina dei dirigenti.</p> <p>Le prossime tappe saranno rappresentate in un primo momento dalla <strong>nascita delle Alleanze settoriali </strong>e successivamente dalle Alleanze territoriali. Nel corso dei lavori sono stati, tra l&rsquo;altro, oggetto di confronto e di analisi: l&rsquo;azione del governo e le misure per la crescita, le liberalizzazioni e le politiche del lavoro.</p> <p><strong>Le valutazioni sull&rsquo;azione del governo:</strong></p> <p>&ldquo;Al Governo Monti, abbiamo dato credito. <strong>Monti si muove sui binari di un&rsquo;agenda obbligata. </strong>Sono tempi serrati sia per il Governo, sia per chi, come noi, ha doveri di proposta e di confronto. Pur con qualche riserva su singoli punti abbiamo anteposto l&rsquo;urgenza e l&rsquo;efficacia complessiva della manovra. Vitali le misure per mettere in sicurezza i conti pubblici. Fondamentale, adesso, lavorare per la crescita proseguendo su una strada che gi&agrave; vede elementi positivi quali: l&rsquo;ACE, che incentiva la capitalizzazione delle imprese; la deduzione integrale, dal reddito imponibile, dell&rsquo;IRAP relativa alle spese per il personale, l&rsquo;incremento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese; la concessione della garanzia alla PMI fino all&rsquo;80% dell&rsquo;operazione; le agevolazioni sulle ristrutturazioni edilizie e sulla riqualificazione energetica; la riforma delle pensioni presenta aspetti meno condivisibili, ma &egrave; importante avere chiuso la lunga fase delle riforme previdenziali a puntate. Un plauso merita il Governo perch&eacute; fa senza mezze misure, contro l&rsquo;evasione fiscale. Siamo stati inflessibili nel chiedere un sacrificio in pi&ugrave; agli onesti. Siamo stati comprensivi con i disonesti. Rimettiamo le cose a posto. <strong>Chi non vuol essere disturbato dagli ispettori (a Cortina o altrove), invece di lamentarsi, paghi il dovuto.</strong> Apprezziamo la volont&agrave; di risolvere il dramma dei ritardati pagamenti alle imprese da parte delle Pubbliche Amministrazioni, ma ora servono i fatti&rdquo;.</p> <p><strong>&nbsp;Liberalizzazioni: rompere i monopoli e gli oligopoli delle utilities</strong> &ldquo;Il decreto delle liberalizzazioni e delle infrastrutture che viene incontro a molte sollecitazioni delle imprese <strong>non &egrave; esaustivo.</strong> Occorre procedere con determinazione e passo spedito per rompere i monopoli e gli oligopoli delle utilities. Dovrebbe far riflettere il fatto che in Italia, a differenza di altri Paesi, <strong>non si sviluppano nuove forme di cooperazione di utenza di grande impatto sui mercati</strong>. Perci&ograve; &egrave; rilevante l&rsquo;azione intrapresa sul gas o sui trasporti anche se non esaurisce le esigenze di modernizzazione&rdquo;.</p> <p><strong>Mercato del lavoro: L&rsquo;art. 18, sembra diventato l&rsquo;eterno pretesto per non fare niente</strong> &ldquo;Per la crescita dell&rsquo;occupazione servono il riavvio dello sviluppo la competitivit&agrave;, la qualit&agrave; dell&rsquo;offerta e la stabilit&agrave; delle imprese. Cinque gli obiettivi che proponiamo: 1) un mercato del lavoro pi&ugrave; efficiente e la riforma degli ammortizzatori sociali; 2) riordinare la giungla contrattuale; 3) alzare i redditi iniziali, estendere la previdenza complementare, diffondere soluzioni sanitarie integrative; 4) superare i disincentivi alla crescita dimensionale delle imprese; 5) fare i conti con l&rsquo;indicazione europea sui meccanismi di ingresso e di uscita dal mercato del lavoro.</p>

La politica delle mezze cartucce
<p>Pi&ugrave; il governo Monti procede lungo la sua rotta impervia, pi&ugrave; crescono i malumori e mal di pancia nelle forze politiche che hanno la sensazione di aver perso il controllo, e soprattutto il consenso dell&rsquo;elettorato. E cos&igrave; ieri Bossi ha insultato Berlusconi (&ldquo;mezza cartuccia&rdquo; se non ha il coraggio di staccare la spina) mentre a sinistra nel Pd si digerisce malamente la nuova apertura di Bersani a Vendola. La politica si riaffaccia dunque, nel momento in cui si acuiscono le tensioni sociali e le proteste delle categorie.</p> <ul> <li>In rassegna stampa anche:</li> <li><a href="#GIORNATA DELLA MEMORIA">GIORNATA DELLA MEMORIA</a></li> <li><a href="#MINORI">MINORI</a></li> <li><a href="#NO TAV">NO TAV</a></li> <li><a href="#TERZO SETTORE">TERZO SETTORE</a></li> <li><a href="#SIRIA">SIRIA</a></li> </ul> <p>Il <strong>CORRIERE DELLA SERA</strong> prova a tenere alta l&rsquo;attenzione sulle novit&agrave; proposte dal governo e titola: &ldquo;Cos&igrave; cambia il valore della laurea&rdquo;, ma nel catenaccio scrive: &ldquo;Berlusconi: non faccio cadere il governo. Bossi lo insulta: ha paura&rdquo;. Giannelli sintetizza in vignetta, con Berlusconi pi&ugrave; basso del solito, che si erge dal cassetto della scrivania per sfogarsi con Alfano di fronte a lui: &ldquo;Mezza cartuccia a me?!! Non accetto provocazioni da quel mezza Lega di Bossi!&rdquo;. E l&rsquo;editoriale di Pierluigi Battista, invece, affronta il tema nella sua valenza politica: &ldquo;Le spine e la spina&rdquo;. Scrive Battista: &ldquo;Per Bossi, Berlusconi sarebbe &laquo;una mezza cartuccia&raquo; se non staccasse la spina al governo Monti. &Egrave; vero il contrario. Bossi si sta dimezzando come leader politico, prigioniero dei suoi stessi ricatti e lazzi, insulti e gestacci. Invece Berlusconi, confermando il suo appoggio al governo sta dimostrando, pur nel momento peggiore di una parabola politica ventennale, di avere forza, carattere e senso della responsabilit&agrave;&rdquo;. E cos&igrave; conclude: &ldquo;Se Berlusconi rompesse con Monti, ne potrebbe ricavare un vantaggio immediato. I sondaggi diramano bollettini disastrosi, e la tentazione della piazza e dell'opposizione potrebbe apparire come una facile via per la salvezza. Ma Berlusconi ha detto nuovamente di no a una scorciatoia che condurrebbe l'Italia verso esiti ignoti. Per la seconda volta il leader del Pdl ha imposto al suo partito una via diversa da quella delle elezioni immediate. Non &egrave; detto, ovviamente, che il rapporto con il governo Monti non possa precipitare nei prossimi mesi. Ma per adesso la spina non viene staccata. Non una scelta da &laquo;mezza cartuccia&raquo;, ma da statista intero. Gli avversari di Berlusconi dovrebbero avere l'onest&agrave; intellettuale di riconoscerlo. Potrebbero seguire l'esempio dello stesso Monti: che infatti si rifiuta di liquidare sprezzantemente l'esperienza del governo che l'ha preceduto&rdquo;. La cronaca politica a pagina 5: &ldquo;Berlusconi sostiene il premier. E Bossi: mezza cartuccia&rdquo;. Annota Lorenzo Fuccaro: &ldquo;Nell'inner circle berlusconiano si fa notare che Bossi tuona perch&eacute; tenta di arrestare la presa sul quartier generale del Carroccio da parte di Maroni e per questo vorrebbe aprire la crisi in Regione Lombardia per potere candidare lo stesso Maroni al posto di Formigoni. Berlusconi &egrave; convinto che tutto si appianer&agrave;. &laquo;Sono sereno &mdash; dice &mdash; al momento opportuno il centrodestra sar&agrave; compatto&raquo;. Ma ammette: &laquo;Adesso ci sono pochi motivi per essere ottimisti e sereni&raquo;. E poi, alludendo ai 64 deputati che hanno disertato il voto sulla mozione Pd-Pdl-Terzo polo sull'Europa, osserva: &laquo;Ci sono comportamenti che sono anche comprensibili. Ma dato il momento non credo che le persone responsabili, tra quelle che hanno dato la fiducia al governo, possano tirarsi indietro&raquo;&rdquo;. Pezzo di taglio: &ldquo;Ma sul s&igrave; al governo il Pdl si spacca, ex an per le urne&rdquo;. Racconta Paola Di Caro: &ldquo;A unire il partito oggi c'&egrave; solo il panico proprio per le prossime amministrative, che rischiano di diventare &laquo;la nostra Caporetto&raquo; come dice un ex an spiegando che &laquo;dai nostri sondaggi, su 28 capoluoghi di Provincia oggi ne perderemmo 23&raquo;. E in questo clima prendono corpo anche i peggiori fantasmi. Il pi&ugrave; pericoloso &egrave; quello di una scissione tra la componente degli ex an (a parte Gasparri, i pi&ugrave; duri nei confronti del governo) e il resto del partito, e ieri a confermare l'agitazione sono girati sondaggi commissionati &laquo;dai vertici del Pdl&raquo; in cui, testati come due partiti separati, l'ex An otterrebbe il 6% e l'ex Fi il 25%&rdquo;. I malumori a sinistra li troviamo sul CORRIERE molto distanziati, a pagina 15: &ldquo;La sinistra riparte da Vasto. Bersani apre, malumori nel Pd&rdquo;. Scrive Maria Teresa Meli: &ldquo;Bersani, ieri, &egrave; stato pi&ugrave; che conciliante: &laquo;La mia prospettiva resta quella di un centrosinistra di governo che sottopone le sue proposte ai moderati e alle forze civiche&raquo;. Come a dire che il nucleo originario dell'alleanza resta quello raffigurato nella foto di Vasto. Ed &egrave; questo che ha fatto scattare un campanello d'allarme in una parte del Pd. Beppe Fioroni, intervenendo al seminario &laquo;Moro, 50 anni fa il primo governo di centrosinistra&raquo;, a cui ha partecipato anche il ministro Riccardi, &egrave; stato nettissimo: &laquo;Non possiamo pensare di sostenere oggi questo governo e, nel frattempo, di preparare per il domani un'alleanza elettorale con coloro che si sono schierati senza se e senza ma contro Monti&raquo;. Dello stesso avviso Marco Follini: &laquo;L'immagine di Vasto &egrave; ingiallita, Bersani giri la macchina fotografica dall'altra parte&raquo;&rdquo;.</p> <p>Anche <strong>LA REPUBBLICA</strong> nel titolo di apertura d&agrave; un colpo al cerchio, cio&egrave; al governo (&ldquo;La rivoluzione dei certificati&rdquo;), mentre nel sommario lo d&agrave; alla botte: &ldquo;Basta attese per i documenti pubblici. Berlusconi-Bossi, scontro su Monti&rdquo;. A pagina 9 Giovanna Casadio riferisce la lite fra i due ex alleati. Con il leghista che chiede di staccare la spina (altrimenti cade Formigoni...) e il cavaliere che risponde picche: &laquo;noi siamo responsabili, non possiamo sfilarci... una crisi sarebbe da irresponsabili&raquo;. In mezzo, prova a mediare Alfano: &laquo;stiamo scontando un momento difficile ma la nostra alleanza con il Carroccio non &egrave; finita&raquo;, &laquo;non accettiamo ultimatum e intimidazioni dalla Lega, n&eacute; li facciamo&raquo;. Sar&agrave;. Nel Pdl per&ograve; cresce un diffuso malessere: nel voto al Milleproroghe molti assenti, 5 astenuti. Nel versante Pd, qualcosa si muove: Di Pietro e Vendola tornano a sollecitare Bersani per &laquo;riaprire il cantiere del centrosinistra&raquo;. Quanto sia praticabile per&ograve; lo dimostra il voto sul decreto e soprattutto il commento dell'IdV: &laquo;l'avevano presentato come il Barcellona di Guardiola ma invece questo governo fa errori come una squadra di campetto di periferia&raquo;... In appoggio Francesco Bei approfondisce il malessere del Pdl: &ldquo;Spunta la mozione unica sulle riforme e La Russa minaccia il gruppo autonomo&rdquo;. Casus belli fra l'ex An e Cicchitto la sanatoria sui manifesti abusivi, stoppata da Monti. &laquo;Dovevi opporti al governo&raquo;, ha gridato La Russa, &laquo;e invece hai fatto di testa tua. Ricordati che sei il capogruppo, non il leader. Se continui cos&igrave; noi la settimana prossima ce ne andiamo e facciamo un gruppo per conto nostro&raquo;.</p> <p>&laquo;Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si pizzicano perch&eacute; costretti a fare il gioco delle parti o perch&eacute; sono seriamente sul punto di rompere la lunga amicizia?&raquo;, si domanda Feltri su <strong>IL GIORNALE </strong>. &laquo;Fra il dire e il fare ci sono di mezzo tre regioni: Lombardia, Piemonte e Veneto. La Lega dice che se il Pdl non silura il governo Monti, silurer&agrave; Roberto Formigoni. Se salta la Lombardia saltano anche le altre due regioni. Molto difficile che Bossi rinunci a due presidenze &nbsp;quella di Roberto Cota e di Luca Zaja per fare un dispetto al vecchio alleato. Ecco perch&eacute; pensiamo &nbsp;che i suoi attacchi al Cavaliere &nbsp;siano strumentali e servano per dimostrare alla base, sempre pi&ugrave; pendente dalla parte di Roberto Maroni, &nbsp;che lui &egrave; il fondatore, non subalterno a nessuno e ha in mano ancora il pallino&raquo;. E poi sulla frase &nbsp;che il leader leghista ha detto ieri &ldquo;Berlusconi &egrave; una mezza cartuccia, ha sempre avuto paura&rdquo;, Feltri &nbsp;aggiunge l&rsquo;ulteriore frase di Bossi: &laquo;il Cavaliere non &egrave; stato abbastanza furbo da chiedere una buonuscita quando ha lasciato Palazzo Chigi&raquo;. A cosa alluda Bossi non &egrave; dato sapere. Si potrebbe cercare di indovinare per&ograve; non sarebbe un esercizio giornalisticamente corretto&raquo;. E Feltri conclude: &laquo; Bossi senza la stampella del cavaliere sarebbe condannato a stare all&rsquo;opposizione, dove si tira a campare, ma non si decide nulla&raquo;.&nbsp;</p> <p>Ampio richiamo in prima pagina del <strong>MANIFESTO</strong>, in posizione di falsa apertura per &ldquo;Il &laquo;cantiere&raquo; non &egrave; chiuso Idv e Sel chiamano Bersani&rdquo; con un grande articolo che apre pagina 2 dal titolo &ldquo;Come si scrive il dopo Monti?&rdquo; e articoli che fanno un giro d&rsquo;orizzonte sulle sinistre e i verdi, mentre nella pagina accanto si guarda alle sinistre europee da Hollande in Francia, alla Spagna, alla Grecia e un&rsquo;analisi sulle sinistre del continente europeo dal titolo &ldquo;C&rsquo;&egrave; vitalit&agrave; sul pianeta rosso, ma la sfida &egrave; l&rsquo;Europa&rdquo;. Per Bossi e Berlusconi, invece, nessun richiamo e un articolo di taglio basso a pagina 4 &ldquo;Bossi: &laquo;Silvio ha paura &egrave; una mezza cartuccia&raquo;&rdquo;. Qui si cerca di analizzare quanto la minaccia di Bossi sia reale &laquo;(...) in Lombardia, ma non solo, correre da soli per il Pdl, ma anche per la Lega, significherebbe perdere (...) Per quanto riguarda il sostegno a Monti, non saranno le battute di Bossi a determinare un cambiamento di rotta del Pdl&raquo;. L&rsquo;articolo si conclude con lo scambio di battute tra Bossi e Bersani &laquo;(...) Bossi gli ha risposto col sorriso sulle labbra: &ldquo;Ma vaffa...&rdquo;. E s&igrave;, la politica, &egrave; una cosa seria&raquo;. Tornando al &ldquo;cantiere&rdquo; nell&rsquo;articolo si nota che &laquo;(...) ieri Nichi Vendola e Antonio Di Pietro da una parte e Pierluigi Bersani dall&rsquo;altra hanno fatto due passi. Convergenti&raquo;. E pi&ugrave; sotto &laquo;In concreto si tratta di riaprire quei &ldquo;tavoli&rdquo; del &ldquo;nuovo Ulivo&rdquo; (ma nessuno &nbsp;lo chiama pi&ugrave; cos&igrave;) velocemente ripiegati allo spuntare del governo Monti (...)&raquo;. Il pensiero di Vendola &nbsp;&egrave; riassunto nel capopagina in grigio: &ldquo;Vendola: allarghiamo la foto di Vasto alla societ&agrave; civile, lavoriamoci assieme al Pd a prescindere da quello che fa con l'esecutivo Monti&rdquo; e per esplicitare questo pensiero c&rsquo;&egrave; un&rsquo;ampia intervista a Bonelli dei Verdi che nel titolo dice &laquo;Il Pd molli il governo&raquo;.</p> <p><strong>IL SOLE 24 ORE</strong> dedica alla politica la pagina 7, lasciando tutto lo spazio alle questioni del centrodestra. Il Punto di Stefano Folli si intitola "Il trambusto leghista e la via obbligata del Pdl: ecco la destra oggi": &laquo;Una cosa &egrave; chiara: Silvio Berlusconi oggi non ha voglia o convenienza a "staccare la spina" al governo Monti. Il Berlusconi di dieci anni fa forse l'avrebbe fatto, ma oggi l'uomo &egrave; stanco. Misura i passi, vola basso e ha rinunciato alle iniziative dirompenti di un tempo. Vuole ancora contare sulla scena, ma per riuscirci sa di dover interpretare un ruolo costruttivo. Oggi Berlusconi conta perch&eacute; lascia a Monti tempo e spazio per governare il paese. Non &egrave; generosit&agrave;, ma un calcolo d'interesse: se i "tecnici" devono cadere, che sia per le contraddizioni della sinistra e non per le convulsioni della destra. Nel frattempo, quello che preme a Berlusconi &egrave; di tenere unito per quanto &egrave; possibile il Pdl. Cos&igrave; da poterlo usare al momento opportuno come strumento di pressione politica ed elettorale.&nbsp;Questo andazzo ha fatto saltare i nervi a Bossi, e non &egrave; la prima volta. Ma gli insulti ("mezza calzetta") e le minacce ("o molli Monti o noi molliamo la Lombardia") tradiscono l'affanno e la debolezza politica della Lega. &Egrave; vero che i sondaggi indicano il Carroccio fra il 9 e il 10 per cento dei suffragi su scala nazionale, tuttavia sono voti che rischiano di pesare sempre meno a Roma, specie se Monti si consolider&agrave; e il suo governo otterr&agrave; qualche buon risultato. Bossi non &egrave; certo uno sprovveduto e sa bene che le liberalizzazioni operate dai "tecnici" incontrano il favore di una buona fetta di elettorato leghista. &Egrave; proprio quello che il centrodestra avrebbe dovuto fare quando era al governo e non ha saputo o voluto fare. L'elettorato nordista si chiede perch&eacute;. Bossi fa sempre pi&ugrave; fatica a spiegare le ragioni per cui la Lega si oppone in questa forma scomposta e aggressiva a un governo che, bene o male, agisce interpretando stati d'animo diffusi al Nord e condivisi almeno in parte dai seguaci del vecchio Carroccio.&nbsp;Cos&igrave; si genera frustrazione e rabbia. Le amministrative si avvicinano e la Lega cercher&agrave; di non rompersi le ossa. Perci&ograve; tenta fin da oggi di rendersi visibile, avviando il braccio di ferro con il Pdl&raquo;.&nbsp;</p> <p>Su <strong>ITALIA OGGI</strong> un pezzo a pagina 4 di Antonio Calibri &ldquo;La Caduta di Formigoni fa comodo sia a Berlusconi sia a Bossi&rdquo; sostiene che gli insulti di Bossi al Cav siano strumentali per riprendersi la base e accontentare Maroni. &laquo;Se si dovesse liberale quella poltrona (di Formigoni)&raquo; scrive Calitri &laquo;Maroni verrebbe invitato a dimostrare la sua forza in campo e verrebbe candidato governatore&raquo;. Ma non per vincere. &nbsp;Secondo le previsioni di Calitri, una probabile alleanza Pdl Terzo Polo &laquo;manderebbe la Lega all&rsquo;opposizione e a uscirne con le ossa rotte sarebbe proprio Maroni &nbsp;che avrebbe dimostrato che da solo non &egrave; in grado di andare da nessuna parte. E Bossi tornerebbe leader indiscusso&raquo;. Nel pezzo &ldquo;O Bersani &nbsp;o la vita&rdquo; spazio alle grandi manovre del centro sinistra e spazio alla strategia di Veltroni che vede nella svolta di Bersani a sinistra &laquo;lo spiraglio per tornare a riprendersi il partito &nbsp;o per lo meno per isolare suoi nemici all&rsquo;interno del Pd lasciandoli al loro destino&raquo;.</p> <p>Silvio Berlusconi &laquo;accarezza l&rsquo;esecutivo&raquo;, dicendo che &laquo;&egrave; difficile avanzare critiche fondate&raquo;. Pochi metri pi&ugrave; in l&agrave;, &laquo;il senatur abbassa gli occhi, ma affonda colpi duri a quello che fino a qualche settimana fa era l&rsquo;alleato di ferro: &ldquo;Berlusconi? &Egrave; una mezza cartuccia, ha paura&rdquo;&raquo;. Cos&igrave; <strong>AVVENIRE</strong> racconta della &laquo;aria brutta&raquo; che tira a Montecitorio, con il dissenso verso Monti che cresce nel Pdl, nella Lega e negli ex An. &laquo;Non stacco la spina, &egrave; l&rsquo;ora della responsabilit&agrave;&raquo;, dice Berlusconi. &laquo;Tutti si fanno la stessa domanda, conoscendone gi&agrave; la risposta: il governo andr&agrave; avanti&raquo;. Uno studio riservato portato da Berlusconi al vertice dello stato maggiore del PDL gli d&agrave; ragione: nell&rsquo;ipotesi di una federazione di due partiti al Nord, il gruppo Pdl fedele a Monti sarebbe il 25%, gli identitari ex An al 5%, in totale 6 punti in pi&ugrave; di quanto &egrave; quotato oggi il Pdl, per cui &laquo;la Lega non pu&ograve; far paura&raquo;. E spunta l&rsquo;ipotesi di &laquo;un rimpasto di governo che permetta ai partiti di tornare sulla scena&raquo;.</p> <p>&nbsp;Le vicende dei partiti italiani si trovano solo a pagina 10 de <strong>LA STAMPA</strong>, con il retroscena di Ugo Magri. &laquo;Tra Berlusconi e Bossi tira aria di secessione: nel Pdl si guarda all&rsquo;Udc&raquo; &egrave; il titolo. &laquo;Berlusconi sotterra l&rsquo;ascia di guerra&raquo;, scrive Magri. &laquo;Anzitutto, sussurrano a Palazzo Grazioli, le forze che si scatenarono contro di lui in autunno tornerebbero all&rsquo;assalto se solo Silvio si azzardasse a tirar fuori la testa. Meglio lasciar perdere, almeno adesso. E poi, il Cavaliere &egrave; stato molto lavorato ai fianchi da quanti nel Pdl considerano il governo Monti un autobus. Diretto dove? Verso la nascita del Partito popolare europeo, sezione italiana. Passando attraverso un patto di alleanza elettorale con l&rsquo;Udc. Non &egrave; mistero che Alfano ci stia lavorando sodo. E&rsquo; andato luned&igrave; dalla Merkel, presentato da Frattini. E direttamente da Berlino i due hanno telefonato ad Arcore per riferire il giudizio tutto sommato benevolo della Bundeskanzlerin&raquo;, cos&igrave; il Cavaliere, &laquo;avido di riconoscimenti, ne &egrave; stato lusingato e confortato nella linea filo-Monti&raquo;. Insomma nel Pdl c&rsquo;&egrave; chi cerca di agevolare il cammino del Professore. Tra questi &laquo;c&rsquo;&egrave; sicuramente Cicchitto. Non &egrave; sfuggita la discussione molto accesa in piena Aula con il collega di partito La Russa, che gli rinfacciava di aver dato una mano a cancellare le multe ai partiti per i manifesti affissi fuori posto. &ldquo;Non potevamo essere i soli a difendere l&rsquo;illegalit&agrave;&rdquo;, ha reagito il capogruppo, mandato a quel paese dall&rsquo;ex-ministro. L&rsquo;episodio &egrave; la punta dell&rsquo;iceberg. Specie gli ex di An (ma pure alcune &ldquo;pasionarie&rdquo; berlusconiane) non vedono l&rsquo;ora di galoppare insieme con la Lega nelle praterie dell&rsquo;opposizione. Berlusconi, in una delle solite riunioni notturne, ha provato a calmarli (&ldquo;No alla crisi ora, perderemmo la faccia; Bossi torner&agrave; con noi, sono assolutamente sereno...&rdquo;) . Per&ograve; il fossato tra le due anime si va allargando al punto che circolano sondaggi di quanto prenderebbero Forza Italia e gli ex di An, se corressero alle prossime elezioni divisi. Si allunga sul partito l&rsquo;ombra di una scissione. C&rsquo;&egrave; chi gi&agrave; rinfaccia ad Alfano la prossima batosta alle amministrative (&ldquo;Su 28 capoluoghi ne perderemo 23&rdquo;), e chi non vede l&rsquo;ora di divorziare (&ldquo;La Russa e gli altri tornino pure a fare i missini, l&rsquo;intesa con Casini sar&agrave; pi&ugrave; semplice&rdquo;)&raquo;.</p> <p><strong><em>E inoltre sui giornali di oggi:</em></strong></p> <p><span style="text-decoration: underline;"><a name="GIORNATA DELLA MEMORIA"></a>GIORNATA DELLA MEMORIA</span><br /> <strong>LA STAMPA</strong> &ndash; Il quotidiano torinese dedica le due pagine di apertura della Cultura al ricordo dell&rsquo;Olocausto. Viene pubblicato l&rsquo;intervento dello scrittore Abraham Yeoshua: &laquo;Ma l&rsquo;Olocausto non &egrave; misura di tutte le cose&raquo;. Comincia cos&igrave;: &laquo;Pur caricandoci di un grande peso, l&rsquo;Olocausto ci pone di fronte a delle sfide chiare. Come figli delle vittime, ci incombe l&rsquo;obbligo di enunciare al mondo alcuni insegnamenti fondamentali. Il primo &egrave; la profonda repulsione per il razzismo e per il nazionalismo. Abbiamo visto sulle nostre carni il prezzo del razzismo e del nazionalismo estremisti, e perci&ograve; dobbiamo respingere queste manifestazioni non solo per quanto riguarda il passato e noi stessi, ma per ogni luogo e ogni popolo. Dobbiamo portare la bandiera dell&rsquo;opposizione al razzismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Il nazismo non &egrave; una manifestazione solamente tedesca ma pi&ugrave; generalmente umana, di fronte a cui nessun popolo, e insisto, nessun popolo &egrave; immune&raquo;. Nelle pagine dei commenti, invece, l&rsquo;intervento di Elena Loewenthal: &laquo;Auschwitz, l&rsquo;antidoto &egrave; il silenzio&raquo;. Scrive la Loewenthal: &laquo;Una palestra di Dubai che, per rendere convincente la promessa di addio alle calorie, usa per la sua campagna pubblicitaria una gigantografia dell&rsquo;ingresso di Auschwitz. Degli ultraortodossi indignati con il governo israeliano e dei loro concittadini indignati vuoi con la polizia vuoi con gli avversari politici, che si battono a suon di stelle gialle appuntate sul petto ed esclamazioni &laquo;nazista!&raquo; elargite un po&rsquo; qua e un po&rsquo; l&agrave;. Stelle gialle, ancora, usate da islamici di Svizzera per protestare contro la discriminazione. Per non parlare di chi con queste armi va nella direzione opposta: rimpiangere quei tempi e auspicarne il ritorno. E non sono pochi. Il giorno della memoria cade in un anniversario tanto feroce quanto ambiguo: il 27 gennaio, infatti, Auschwitz fu liberata. Quelle porte si aprirono. Sarebbe, teoricamente, un momento festoso: la fine di un incubo, di un inferno bruciato per anni dentro l&rsquo;Europa. In realt&agrave;, &egrave; un giorno di sgomento, di occhi sbarrati di fronte a quell&rsquo;assurdit&agrave;: come &egrave; potuto succedere? Le porte aperte di Auschwitz furono s&igrave;, liberazione. Ma furono anche e soprattutto svelamento di una ferocia quale non s&rsquo;era mai vista&raquo;.&nbsp;</p> <p><span style="text-decoration: underline;"><a name="MINORI"></a>MINORI<br /> </span><strong>LA REPUBBLICA</strong> - &ldquo;Un miliardo per sfamare il mondo&rdquo;. Oltre un milione di bambini salvati dalla malnutrizione in un anno, 36 milioni di vaccini distribuiti. Ma ancora non basta: l'Unicef lancia un appello ai paesi ricchi: versare pi&ugrave; fondi per le emergenze dal Corno d'Africa alla Corea del Nord. Basterebbero 1,3 miliardi, scrive l'Unicef, per salvare cento milioni di bambini. Una parte dei fondi andrebbe al continente nero, a partire dalla Somalia, poi ad Haiti e al Punjab. In appoggio l'intervento a Davos di Bill Gates: &ldquo;La crisi non sia un alibi per tagliare gli aiuti agli ultimi della terra&rdquo;.</p> <p><span style="text-decoration: underline;"><a name="NO TAV"></a>NO TAV</span><br /> <strong>IL MANIFESTO</strong> &ndash; &ldquo;Sovversivi&rdquo; questo il titolo di apertura a sfondare sulla foto di due pacifici signori in primo piano e sullo sfondo vacche al pascolo e la scritto &ldquo;No tav&rdquo;. Il sommario che rinvia alle due pagine (la 6 e la 7) dedicate al tema che riassume: &ldquo;26 arresti, perquisizioni e denunce per gli scontri dopo lo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena, lo scorso luglio in val di Susa. Fermato anche un consigliere comunale di un paese della valle. I No Tav si mobilitano: &laquo;Sabato torniamo in piazza&raquo;&rdquo;. A pagina 6 il titolo di apertura &egrave;: &ldquo;Una retata nel mucchio&rdquo;. Diversi gli articoli che analizzano alcuni degli arrestati mentre a pagina 7 si trova il commento di Ugo Mattei dal titolo &ldquo;Cittadini attivi, non terroristi&rdquo;: &laquo;C'ero anch'io sui sentieri di Ramats lo scorso tre luglio e la sera sono rientrato incredulo di fronte all' aggressione irresponsabile delle forze dell'ordine ai manifestanti, saliti in montagna per una sacrosanta protesta in risposta allo sgombero della Libera Comunit&agrave; della Maddalena, avvenuto solo pochi giorni prima (...)&raquo; E ancora &laquo;(...) L&rsquo;attacco alla legalit&agrave; e il tentativo di obliare il senso politico delle lotte di primavera iniziava ad agosto con un susseguirsi di provvedimenti di pseudo-urgenza che ancora in troppo&nbsp;pochi ci sgoliamo per denunciare e per chiamare con il loro nome: emergenza democratica! (...) Ieri mattina la retata, volta a criminalizzare e intimorire non certo il solo movimento No Tav, che subisce questa sorte da vent&rsquo;anni, ma proprio quel dissenso, quella solidariet&agrave;, quella cittadinanza attiva che lega in una sola lotta per i beni comuni le tantissime vertenze aperte sul territorio da chi rifiuta la logica dello stato di eccezione (...)&raquo;.</p> <p><span style="text-decoration: underline;"><a name="TERZO SETTORE"></a>TERZO SETTORE</span><br /> <strong>AVVENIRE</strong> - Editoriale di Luigino Bruni su Terzo settore e tempo della festa, ovvero sulla (mancata) considerazione della cooperazione sociale e del terzo settore in tempi di liberalizzazioni. &laquo;Il Terzo settore italiano ha essenzialmente una natura produttiva, non redistributiva come nel modello filantropico-restitutivo degli Usa. [...] Ma di questi tempi quando si sente parlare di impresa &egrave; forte l&rsquo;impressione che nel Governo, in Parlamento e sui giornali ci sia chi ha in mente soltanto l&rsquo;impresa capitalistica &ndash; grande, piccola o media che sia &ndash; e che si collochi nel mondo del volontariato quell&rsquo;altra miriade di soggetti economici che pure creano ricchezza, valore aggiunto e posti di lavoro. [...] Occorre tener presente invece che l&rsquo;impresa tradizionale non potr&agrave; pi&ugrave; creare posti di lavoro come prima della crisi, n&eacute; tantomeno potr&agrave; farlo lo Stato. In simili momenti &egrave; la societ&agrave; civile che ha inventato nuovi lavori e nuova ricchezza, qualcosa di simile dovr&agrave; avvenire anche oggi, purch&eacute; il Governo lo veda e agisca di conseguenza sul piano fiscale&raquo;.&nbsp;</p> <p><span style="text-decoration: underline;"><a name="SIRIA"></a>SIRIA</span><br /> <strong>IL MANIFESTO</strong> &ndash; &ldquo;La conta dei morti a senso unico&rdquo; &egrave; questo il titolo di un articolo a pagina 8. Qui si racconta, come spiega il sommario &ldquo;Il lavoro di &laquo;controinformazione&raquo; di madre Agn&egrave;s-Mariam, superiora del convento di San Giacomo vicino Damasco&rdquo;. &laquo;(...) Palestinese di nazionalit&agrave; libanese Agn&egrave;s Mariam de la Croix si &egrave; attirata gli strali della stampa francese (lei &egrave; francofona) che l&rsquo;accusa di essere pro-Assad. Ma lei sente l&rsquo;urgenza della verit&agrave;, per contrastare &ldquo;un piano di destabilizzazione che vuole portare a uno scontro confessionale e alla guerra civile un paese che &egrave; sempre andato fiero della convivenza&rdquo;. Nei mesi, il conflitto sembra essere passato &ldquo;da una rivendicazione popolare di riforme e democrazia a una rivoluzione islamista con bande armate&rdquo; (sostenuta dall&rsquo;esterno: petro-monarchie del Golfo, Occidente, Turchia).....&raquo;. La suora sta stilando una lista di civili uccisi e feriti per opera di bande armate e non nel corso delle proteste, una lista molto precisa con nomi, date, indirizzi e circostanze di ferimenti e uccisioni.&nbsp;</p>

Cgm, la conciliazione e il welfare in rosa
<p>Al convegno <em><strong>&ldquo;Questione femminile, questione Italia&rdquo;</strong></em> <strong>Anna Puccio</strong>, direttore generale del <strong>Gruppo cooperativo nazionale Cgm</strong>, dopo aver sottolineato come negli ultimi venti anni l&rsquo;Italia non abbia mai mostrato particolare attenzione al mondo del welfare &laquo;<em>soprattutto in quei settori dove le donne sono maggiormente impegnate</em>&raquo; ha aggiunto: &laquo;<em>In particolare, riguardo ai fondi per le politiche sociali in favore di famiglia, maternit&agrave; e di soggetti non autosufficienti, come anziani e adulti disabili, si &egrave; registrata una crescita costante dal 15% al 20% nel decennio 2000 &ndash; 2009 e una stabilizzazione nel 2010 &ndash; 2011. Per il 2012 &ndash; 2013 &egrave;, invece, prevista una decrescita: infatti, per quanto riguarda gli enti locali si parla di un taglio teorico, a livello di studio accademico, pari a circa il 15%. I dati dell&rsquo;Italia, in percentuale del Pil, risultano inferiori del 31% nel settore dell&rsquo;autosufficienza (adulti disabili e anziani) e del 61% per famiglia e maternit&agrave; rispetto alla media dell&rsquo;Unione Europea a 15 Paesi</em>&raquo;</p> <p>Oltretutto, ancor prima dell&rsquo;insorgere della crisi economico-finanziara, ha ricordato Puccio &laquo;<em>l&rsquo;Italia spendeva in politiche sociali solo il 64% della media dell&rsquo;Unione Europea a 15 Paesi, cio&egrave; poco pi&ugrave; della met&agrave;. Dal punto di vista di Cgm, in qualit&agrave; di soggetto privato erogatore di servizi, questa contrazione obbligata della spesa presuppone che il pubblico debba aumentare le sue competenze e farsi cabina di regia a tutti i livelli, a fronte di un aumento dell&rsquo;intervento del privato e della spesa delle famiglie. Il privato, infatti, pu&ograve; garantire una serie di servizi sostenibili il cui costo sar&agrave; coperto grazie al circolo virtuoso che un sistema di offerta di nuovi servizi &egrave; in grado di mettere in moto se favorito dallo Stato</em>&raquo;.</p> <p>&laquo;<em>Questa teoria &egrave; applicabile a tutti quei servizi cosiddetti di &ldquo;conciliazione&rdquo; della famiglia e, in particolare, della vita lavorativa delle donne. Si tratta di quei servizi che riguardano la cura dell&rsquo;infanzia (asili nido) e la cura della non &ndash; autosufficienza. Cgm, in quanto esempio virtuoso del privato sociale</em>&raquo; precisa Puccio, &laquo;<em>pu&ograve; farsi portavoce di una richiesta di maggior attenzione a questo aspetto. Avendo, infatti, il 70% di donne impiegate su tutto il territorio nazionale, convive con una popolazione lavorativa ad alta necessit&agrave; di conciliazione</em>&raquo;.</p> <p>Infine Anna Puccio ha concluso dicendo: &laquo;<em>Cgm &egrave; in una posizione &ldquo;privilegiata&rdquo; per mettere in atto comportamenti anticipatori e innovativi, investendo su nuovi segmenti di domanda e ristrutturando i propri processi produttivi, attraverso la ricerca di nuove economie di scala di processo o di prodotto. In questo, Cgm si presenta come costruttore di un nuovo sistema di welfare e promotore di un sistema anche privato alimentato dalle risorse delle aziende e da quelle delle famiglie</em>&raquo;.</p>

Onorevoli, che vergogna
<p>Ha suscitato giusto scalpore il servizio delle Iene , curato da Sabrina Nobile (nella foto) andato ieri in onda ieri sera: quasi nessuno dei deputati interpellati hanno saputo dire che cosa sia la Tobin Tax. Una situazione grottesca e insieme sconcertante: il fatto di avere una classe poltica da riottamare &egrave; risaputo, ma trovarsi di fornte tutti questi esempi di tanta ignoranza e dabbenaggine diventa davvero umiliante. Non abbiamo mai tifato per l&rsquo;anti politica. Ma credere ancora nella politica diventa una impresa sempre pi&ugrave; ardua&hellip; Guardate e giudicate.</p> <p><a href="http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/279569/nobile-la-tobin-tax.html">http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/279569/nobile-la-tobin-tax.html</a></p>

La sanità Usa sta fallendo
<p><strong>Perch&eacute; la sanit&agrave; Usa sta fallendo<br /></strong><br />&lt;&lt;&Egrave; probabile che non abbiate mai sentito parlare di Amelia Rivera, una bambina di tre anni del New Jersey. Forse invece avete sentito parlare di Sarah Burke, 29 anni, canadese, una delle migliori sciatrici freestyle al mondo.<br /><br />Burke e Rivera non hanno molto in comune, ma tragicamente le loro famiglie s&igrave;. <strong>Entrambe infatti sono state ferite dall'insensibile e marcio sistema sanitario americano</strong> che, a quanto pare, fa brillare gli occhi di quelli che sognano la privatizzazione del sistema sanitario qui nel Regno Unito.<br /><br />Per chi si fosse perso la storia, la Burke, sei volte medaglia d'oro, si stava allenando a Park City nello Utah lo scoso 20 gennaio, quando &egrave; caduta subendo un grave trauma cerebrale. Trasportata in un prestigioso ospedale di Salt Lake City, la campionessa ha trascorso nove giorni in terapia intensiva ma poi, purtroppo, &egrave; morta. Come se il dolore della sua morte non bastasse, <strong>il marito ha dovuto aprire un sito web per chiedere contributi per saldare l'esorbitante conto delle cure mediche</strong>, qualcosa come mezzo milione di dollari.<br /><br />Il Calgary Herald ha giustamente commentato con un editoriale dal titolo "Mi dispiace per la tua perdita: ecco il conto", firmato da Robert Remington, in cui ha espresso lo sgomento dei canadesi per il caos sanitario del paese, dove i pazienti abitualmente ricevono dagli ospedali conti da infarto. Le compagnie di assicurazione possono tentare di negoziare sconti, ma per le persone senza assicurazione, o con scarsa copertura, il risultato pu&ograve; essere devastante. <strong>Quasi due terzi dei fallimenti di persone fisiche negli Stati Uniti sono provocati direttamente da spese mediche.</strong><br /><br /><strong>I costi sanitari per le famiglie degli Stati Uniti sono pi&ugrave; che raddoppiati</strong> negli ultimi nove anni. Nel 2010, i premi delle casse malattia hanno divorato oltre il 20% del reddito medio per il 62% dei residenti degli Stati Uniti di et&agrave; inferiore ai 65 anni, l'et&agrave; in cui subentra la copertura garantita di Medicare, finanziata dal governo.<br /><br /><strong>Ma i costi stellari sono solo una parte del problema. L'altro sono le assicurazioni private.</strong> Alla piccola Amelia Rivera &egrave; stato negato un trapianto di rene da un ospedale di Philadelphia a causa della disabilit&agrave; mentale con cui &egrave; nata, dicono i suoi genitori. L'ospedale ha ribattuto di non escludere potenziali candidati al trapianto sulla base delle loro capacit&agrave; intellettuali.<br /><br />La continua negazione di cure mediche &egrave; una maledizione che caratterizza il sistema di assicurazione medica privata negli Stati Uniti, incentrata sul profitto. In California, l'unico stato che rende pubblici i dati del settore, <strong>le sette maggiori assicurazioni private hanno ​​respinto il 26% delle richieste di rimborso</strong> del 2010. Di solito si tratta di contenziosi tra assicuratori e fornitori, cio&egrave; medici e ospedali, ma il risultato &egrave; che pazienti e le famiglie rimangono soli con conti enormi da saldare in un sistema che fa ben poco per controllare i costi. Gli assicuratori hanno sviluppato un gergo ad hoc per giustificare il rifiuto delle cure (soprattutto trapianti) anche se prescritto dal medico del paziente.<br />&nbsp;<br />Mentre gli Stati Uniti spendono molto di pi&ugrave; per la sanit&agrave; di ogni altra nazione, <strong>la qualit&agrave; del loro servizio sanitario e dell'accesso alle cure continua a scendere</strong> nelle classifiche internazionali. Uno studio del Commonwealth Fund datato novembre 2011 ha scoperto che gli adulti negli Stati Uniti si ammalano con molta pi&ugrave; facilit&agrave; rispetto ai loro omologhi in dieci altre nazioni ad alto reddito, tra cui Regno Unito, perch&eacute; rinunciano a cure mediche costose.<br /><br />Uno studio pubblicato lo scorso giugno presso l'Universit&agrave; di Washington in collaborazione con ricercatori dell'Imperial College di Londra hanno rilevato che<strong> l'aspettativa di vita nel 80% delle contee degli Stati Uniti era molto inferiore</strong> rispetto allo standard delle prime dieci nazioni al mondo. E uno studio Unicef del dicembre 2010 ha classificato gli Stati Uniti solo al 22esimo posto nel mondo quanto a disuguaglianze nella salute dei bambini, dietro anche alla disastrata Grecia.<br /><br />Se la prestigiosa rivista medica Lancet ha ragione, la riforma sanitaria all'esame del Parlamento del Regno Unito &lt;&lt;aprirebbe la strada all'introduzione di un modello statunitense in sanit&agrave;&gt;&gt;. <strong>Peccato che negli Stati Uniti quel modello non funziona</strong>, per le famiglie di Sarah Burke e Amelia Rivera, e per decine di milioni di altre&gt;&gt;.</p>

Il sindaco contro l'onorificenza a chi pagò la mensa
<p>Il sindaco di Adro, Oscar Lancini, ha scritto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per lamentarsi della nomina a Cavaliere di Silvano Lancini, suo concittadino, ovvero l'imprenditore che pag&ograve; di sua tasca al Comune 10mila euro per coprire le rette della mensa scolastica di alcune famiglie. Il sindaco infatti, stanco dei mancati pagamenti, aveva sospeso il servizio mensa ai bambini figli delle famiglie insolventi.</p> <p>Una lettera durissima: &laquo;Le onorificenze - scrive il sindaco della cittadina bresciana - quando consegnate a cani e porci fanno divenire ingiustamente porci o cani chi le ha meritate&raquo;. Dopo aver premesso di non conoscere il merito dell'onorificenza, il Lancini sindaco sottolinea di ritenerla &laquo;ingiusta e offensiva per la mia gente&raquo;, in quanto, spiega, il benefattore sarebbe ricco e avrebbe compiuto quel gesto solo per farsi pubblicit&agrave;.</p> <p>Insomma, conferire quell'onorificenza &laquo;&egrave; stato un gesto sconsiderato&raquo; Per questo, aggiunge &laquo;gli adrensi si devono vergognare di avere un presidente della Repubblica cos&igrave;&raquo;. In conclusione il sindaco chiede al Capo dello Stato: &laquo;venga ad Adro e chieda scusa alla mia gente. E' un suo dovere morale&raquo;.</p>

Etica d'impresa e Csr come misurarle
<p>Al <strong>Forum Csr dell&rsquo;Associazione Bancaria Italiana</strong> in corso a Roma &nbsp;&egrave; stato presentato il progetto del <strong>Csr Manager Network e Istat</strong> che ha l&rsquo;obiettivo di misurare e confrontare le performance socio-ambientali delle imprese in vista della creazione di indicatori statistici nazionali di sostenibilit&agrave;. <br /> Un progetto unico nel suo genere anche a livello internazionale destinato a cambiare il modo di rendicontare e valutare l&rsquo;impegno reale delle imprese sul fronte dell&rsquo;ambiente, del sociale e dell&rsquo;etica di impresa facendo emergere in che misura o meno le aziende contribuiscono al benessere del Paese. Il progetto porr&agrave; l&rsquo;Italia all&rsquo;avanguardia a livello di trasparenza nell&rsquo;informativa d&rsquo;impresa e si inserisce nell&rsquo;ambito del dibattito in corso di allargare la produzione statistica oltre il Pil affiancando a questa misura indicatori socio-ambientali di misurazione del benessere.</p> <p>Sviluppato dal Csr Manager Network, l&rsquo;associazione che riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilit&agrave; delle maggiori imprese italiane promossa da Altis (Alta Scuola Impresa e Societ&agrave; dell&rsquo;Universit&agrave; Cattolica di Milano) e Isvi (Istituto per i valori d&rsquo;impresa.) e da Istat, che hanno siglato un apposito protocollo di ricerca a maggio scorso, il progetto ha l'obiettivo di <strong>creare un ponte tra la misurazione dei fenomeni sociali e ambientali di un paese e quello che le imprese misurano e rendicontano e porter&agrave; alla creazione di indici statistici a livello nazionale che tengano conto anche di criteri ambientali, sociali e di governance</strong>.</p> <p>Nel progetto sono state coinvolte dodici imprese che, per dimensioni, articolazione e datazione dell&rsquo;impegno nella rendicontazione, costituiscono un campione delle realt&agrave; leader del reporting di sostenibilit&agrave; in Italia. Nei prossimi mesi saranno coinvolte altre imprese quotate. Le aziende impegnate nella sperimentazione sono: Assicurazioni Generali, Autogrill, Bureau Veritas, Enel, Gruppo Hera, Gruppo Sanpellegrino, Gruppo Unipol, Gucci, Holcim Italia, Obiettivo Lavoro.Terna, Vodafone.</p> <p>&laquo;<em>La massima convergenza dei bilanci sociali d'impresa verso gli standard della statistica ufficiale, i quali hanno un livello di definizione assai pi&ugrave; elevato rispetto alle raccomandazioni della Gri (Global Report Initiative) rappresenta un beneficio per le singole imprese, aumentandone la comparabilit&agrave; con i bilanci sociali di altre imprese e il raccordo con i dati di contesto, non solo a livello nazionale; rappresenta inoltre un beneficio per il Sistema statistico nazionale, favorendo una maggiore efficienza nella raccolta dell'informazione statistica presso le imprese</em>&raquo; ha osservato <strong>Enrico Giovannini</strong>, presidente di Istat.</p> <p>Da parte sua <strong>Caterina Torcia</strong>, presidente di Csr Manager Network ha affermato: &laquo;<em>Come Csr Manager Network siamo stati i primi a comprendere che non &egrave; piu sufficiente rendicontare per se stessi e che per le imprese &egrave; venuto il momento di fare sul serio uscendo dall&rsquo;autoreferenzialit&agrave;, se vogliamo davvero misurare e far emergere quelle aziende che lavorano per il benessere del Paese. Questo progetto apre una nuova fase nella misurazione delle performance ambientali, sociali e di governance in un momento in cui nel nostro Paese le responsabilit&agrave; collettive dell&rsquo;impresa stanno rivelandosi in tutta la loro importanza</em>&raquo;.</p> <p>Il progetto ha previsto <strong>2 step di lavoro</strong>. Nella prima fase di ricerca sono stati <strong>analizzati 57 indicatori economici, ambientali e sociali</strong>, legati ad esempio al valore economico generato, alle pratiche e alle condizioni di lavoro, al rispetto dei diritti umani, alla responsabilit&agrave; di prodotto, all&rsquo;investimento nei confronti della comunit&agrave;. Vista l&rsquo;impossibilit&agrave; di comparare le performance di sostenibilit&agrave; per una forte disomogeneit&agrave; nelle basi di calcolo, &egrave; stata avviata una <strong>seconda fase di lavoro tutt&rsquo;ora in corso</strong> su di un gruppo ristretto di indicatori per superare quelle difficolt&agrave; che rendono attualmente impossibile la comparazione. Tra gli indicatori in fase di sperimentazione e che in prospettiva potrebbero essere chiesti alle imprese da Istat figurano variabili di tipo ambientale quali ad esempio riduzione dei consumi di energia, investimenti per la tutela ambientale, multe per mancato rispetto di regolamenti di settore. Tra gli indicatori che riguardano la gestione dei lavoratori e le pratiche di tutela viene preso in considerazione il tasso di assenteismo o infortunio, il grado di turn-over, il tasso di rientro post-maternit&agrave; e il differenziale retributivo tra uomini e donne unitamente alla composizione degli organi di governo dell&rsquo;impresa. Altri indicatori oggetto di sperimentazione riguardano l&rsquo;area del sociale, per esempio in riferimento al numero di interventi realizzati nella comunit&agrave; o le politiche e le procedure anticorruzione. Sul fronte dei diritti umani e della responsabilit&agrave; di prodotto, infine, potranno essere valutati aspetti quali il numero di pratiche discriminatorie e le relative azioni correttive e il numero degli incidenti per non conformit&agrave; dei prodotti sotto il profilo della salute e sicurezza dei consumatori.</p> <p><strong>Il progetto si concluder&agrave; alla fine del 2012</strong> con gli indicatori definitivi per misurare la sostenibilit&agrave; delle imprese italiane. Star&agrave; poi ad Istat valutare l&rsquo;opportunit&agrave; di sviluppare nuovi indicatori da richiedere in futuro alle imprese italiane per misurare il grado di sostenibilit&agrave; e il loro contributo al benessere del Paese.</p>

Rienzi: «Costa ha fatto elemosina»
<p>Il Codacons contesta fortemente <a href="http://www.vita.it/news/view/117703">l'accordo</a> rggiunto tra alcune associazioni dei consumatori, Astoi e Costa Crociere in base al quale viene riconosciuto un risarcimento di soli 14.000 euro in favore dei passeggeri della Costa Concordia che non hanno subito danni fisici.</p> <p>&laquo;Si tratta di una elemosina che i passeggeri della nave non devono assolutamente accettare, afferma Carlo Rienzi.</p> <p>FERITI E NON. &laquo; E' assurda poi la distinzione contenuta nell'accordo tra chi ha subito danni fisici e chi invece non ha riportato ferite: i danni fisici, infatti, sono anche quelli di tipo fisiopsichico, non solo fratture o lesioni fisiche tangibili. Per questo invitiamo i passeggeri della Concordia a sottoporsi a visite mediche che certifichino lo stress psicofisico subito ed eventuali effetti psichici permanenti, che darebbero loro diritto a risarcimenti ben superiori alla misera cifra di 14.000 euro&raquo;.</p> <p>SOLO AZIONI LEGALI. Il Codacons rivolge quindi un appello ai naufraghi del Giglio: &laquo;non accettate l'accordo. L'unica strada per ottenere risarcimenti proporzionati al danno subito e ai rischi corsi in relazione alla propria incolumit&agrave;, &egrave; aderire alle azioni legali avviate dall'associazione in Italia e negli Usa&raquo;.</p>

Avere sempre fiducia nel mondo
<p><em>Abraham Yehoshua riceve oggi alla Scuola Normale Superiore di Pisa il diploma di Perfezionamento honoris causa in Letteratura contemporanea. Nell&rsquo;occasione pronuncer&agrave; una lectio (rielaborazione del suo Elogio della normalit&agrave; , ed. Giuntina). Eccone qualche passaggio, pubblicato sulla Stampa in edicola questa mattina<br /></em></p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>di Abraham Yehoshua</strong></p> <p>Pur caricandoci di un grande peso, l&rsquo;Olocausto ci pone di fronte a delle sfide chiare. Come figli delle vittime, ci incombe l&rsquo;obbligo di enunciare al mondo alcuni insegnamenti fondamentali.</p> <p>Il primo &egrave; la profonda repulsione per il razzismo e per il nazionalismo. Abbiamo visto sulle nostre carni il prezzo del razzismo e del nazionalismo estremisti, e perci&ograve; dobbiamo respingere queste manifestazioni non solo per quanto riguarda il passato e noi stessi, ma per ogni luogo e ogni popolo. <strong>Dobbiamo portare la bandiera dell&rsquo;opposizione al razzismo in tutte le sue forme</strong> e manifestazioni. Il nazismo non &egrave; una manifestazione solamente tedesca ma pi&ugrave; generalmente umana, di fronte a cui nessun popolo, e insisto, nessun popolo &egrave; immune. [...]</p> <p>Ma gli anni che sono passati da allora ci provano purtroppo che manifestazioni naziste sono possibili anche tra altri popoli. Gli orrori presenti non hanno toccato i vertici della seconda guerra mondiale, ma gli avvenimenti del Biafra, del Bangladesh o della Cambogia non sono poi cos&igrave; lontani dalla violenza del massacro nazista.</p> <p>Noi, in quanto vittime del microbo nazista, <strong>dobbiamo essere portatori degli anticorpi di questa malattia tremenda</strong>, da cui ogni popolo pu&ograve; essere affetto. E in quanto portatori di anticorpi dobbiamo anzitutto curare il rapporto con noi stessi.</p> <p>Dobbiamo inoltre fare attenzione a non perdere il senso della misura, e a non misurare tutto in rapporto all&rsquo;Olocausto. Poich&eacute; dietro di noi c&rsquo;&egrave; una sofferenza cos&igrave; terribile, potremmo essere indifferenti a ogni sofferenza meno violenta della nostra. <strong>Chi ha molto sofferto pu&ograve; non rendersi conto del dolore degli altri</strong>, e questo &egrave; un comportamento del tutto naturale. Come alfieri dell&rsquo;antinazismo dobbiamo acuire la nostra sensibilit&agrave;, e non diminuirla. Perch&eacute; dobbiamo ricordarci che il fatto di essere stati vittime non &egrave; sufficiente per conferirci uno status morale. La vittima non diventa morale in quanto vittima. L&rsquo;Olocausto, al di l&agrave; delle azioni turpi nei nostri confronti, non ci ha dato un diploma di eterna rettitudine. Ha reso immorali gli assassini, ma non ha reso morali le vittime. Per essere morale bisogna compiere degli atti morali; e per questo affrontiamo degli esami quotidiani.</p> <p>Ho gi&agrave; detto che l&rsquo;Olocausto pu&ograve; condurre l&rsquo;uomo a un atteggiamento di disperazione nei confronti del mondo. &Egrave; del tutto naturale non avere fiducia nell&rsquo;uomo e nei suoi atti dopo un&rsquo;esperienza del genere. Noi, figli delle vittime, possiamo esprimere la nostra delusione con un vigore raddoppiato. <strong>Ma dobbiamo ricordare che la sfiducia nel mondo &egrave; proprio un atteggiamento tipico del nazismo.</strong> Il nazismo &egrave; nato anch&rsquo;esso dalla sensazione che il mondo &egrave; nella sua essenza privo di valori, che non si pu&ograve; sperare nulla di buono dall&rsquo;uomo, e che gli unici valori che hanno un peso sono la forza e l&rsquo;astuzia. Chi, in seguito all&rsquo;esperienza dell&rsquo;Olocausto, arriva a una conclusione nichilista, d&agrave; paradossalmente ragione alle tesi naziste. Non &egrave; cosa facile nutrire speranza e fiducia nell&rsquo;uomo dopo l&rsquo;Olocausto, ma se vogliamo essere coerenti nel nostro antinazismo dobbiamo fare nostra questa sfida.</p>

Accordo Costa - Consumatori
<p>Si &egrave; tenuto ieri, presso la sede di ASTOI Confindustria Viaggi, il tavolo di confronto tra Costa Crociere e le Associazioni dei Consumatori. Alla riunione, organizzata da ASTOI Confindustria Viaggi su specifico incarico di Costa Crociere, hanno partecipato i rappresentanti delle seguenti Associazioni dei Consumatori aderenti al CNCU, Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti: Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Ctcu, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori.</p> <p>Per Costa Crociere erano presenti i rappresentanti della Direzione; per ASTOI Confindustria Viaggi il Presidente Roberto Corbella, il Direttore Generale Flavia Franceschini e l&rsquo;Avv. Alessio Costantini.</p> <p>L&rsquo;obiettivo, condiviso da tutti i presenti, &egrave; stato quello di trovare soluzioni conciliative e transattive che puntino alla migliore soddisfazione dei passeggeri coinvolti nella vicenda di Costa Concordia, evitando le lungaggini e gli aggravi di spese conseguenti all&rsquo;eventuale instaurazione di un giudizio.</p> <p>L'accordo interessa circa 3.000 passeggeri di 60 diverse nazionalit&agrave;, di cui circa 900 sono italiani.</p> <p><strong>I risultati raggiunti - non riguardano le famiglie delle vittime ed i passeggeri feriti curati in loco</strong>&nbsp; - sono frutto di concertazione con le Associazioni dei Consumatori, riguardano:<br />&bull; un importo forfettario di euro 11.000 a persona a titolo di indennizzo, a copertura di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, ivi inclusi quelli legati alla perdita del bagaglio e degli effetti personali, al disagio psicologico patito ed al danno da vacanza rovinata;<br />&bull; il rimborso integrale del valore della crociera, comprensivo delle tasse portuali;<br />&bull; il rimborso dei transfer aerei e bus, inclusi nella pratica crociera;<br />&bull; il rimborso totale delle spese di viaggio sostenute per il rientro;<br />&bull; il rimborso di eventuali spese mediche sostenute;<br />&bull; il rimborso delle spese sostenute durante la crociera.</p> <p><strong>L&rsquo;importo forfettario concordato a titolo di risarcimento </strong>&egrave; superiore ai limiti risarcitori previsti dalle convenzioni internazionali e dalle leggi vigenti. Tale importo verr&agrave; riconosciuto indipendentemente dall&rsquo;et&agrave; del passeggero, considerando anche i bambini, sebbene non paganti. Costa si &egrave; impegnata altres&igrave; a non dedurre, da tale cifra, quanto eventualmente percepito dai clienti per rimborsi assicurativi legati a polizze individualmente stipulate. Un nucleo familiare composto da due persone, in aggiunta a quanto sopra elencato, ad esempio, vedr&agrave; quindi riconosciuto un importo forfettario di euro 22.000, cos&igrave; come un nucleo familiare di due adulti e due bambini arriver&agrave; ad euro 44.000.</p> <p>BENI IN CASSAFORTE. In concomitanza, la Compagnia avvier&agrave; altres&igrave; la restituzione di tutti i beni presenti nelle casseforti delle cabine, ove sia possibile il recupero.</p> <p>ASSISTENZA PSICOLOGICA. Inoltre, sempre nell&rsquo;ottica di rimanere vicini ai consumatori coinvolti nella vicenda, Costa Crociere ha accettato di avviare uno specifico programma di assistenza psicologica nei confronti di tutti i passeggeri che ne facciano richiesta.</p> <p>FAMILIARI DELLE VITTIME E FERITI. L&rsquo;intera proposta non riguarda le famiglie delle vittime ed i passeggeri feriti, per i quali &egrave; stato necessario effettuare trattamenti sanitari in loco. Per costoro l&rsquo;indennizzo terr&agrave; conto della gravit&agrave; del danno subito dai singoli individui.</p> <p>LA PROCEDURA.In accordo con le Associazioni dei Consumatori si sono altres&igrave; stabilite le modalit&agrave; di gestione delle pratiche di indennizzo, per le quali, nella sede di Genova di Costa, verranno istituite due unit&agrave; operative interamente dedicate. Gli accrediti degli importi avverranno entro 7 giorni dall'accettazione della proposta di Costa da parte dei consumatori. Costa Crociere metter&agrave; a disposizione un indirizzo e-mail (rimborsiconcordia@costa.it) ed un numero per le informazioni (848505050).</p> <p>CAMPAGNA D'INFORMAZIONE. Tutte le Parti si impegnano a divulgare tramite i loro canali di comunicazione ogni informazione legata alle modalit&agrave; di rimborso e, pi&ugrave; in generale, all&rsquo;accordo raggiunto ed a fornire la dovuta assistenza.</p> <p>PRENOTAZIONI. E&rsquo; stato inoltre convenuto che la Compagnia offra l&rsquo;opportunit&agrave; di cancellare senza penali le crociere prenotate prima del drammatico evento, su tutte le proprie rotte, entro il 7 febbraio.</p> <p>GRATUITA'. Le Associazioni dei consumatori non percepiranno alcun tipo di remunerazione per tutte le attivit&agrave; legate all&rsquo;accordo raggiunto.</p>

Rivoluzione legislativa per le coop inglesi
<p>The Guardian ospita l'intervento <strong>di Helen Barber, segretario del sindacato Co-operatives UK</strong> che rappresenta le cooperative del paese. Ecco come commenta l'annuncio di cameron di voler accorpare in un'unica legge quadro tutta la farraginosa legislazione sulle coop, che secondo il sindacato ha frenato finora lo sviluppo di questo modello economico in Gran Bretagna.<br /><br />&lt;&lt;La scorsa settimana il primo ministro ha fatto un annuncio storico: il governo, prima delle prossime elezioni, accorper&agrave; la normativa che attualmente regola le societ&agrave; cooperative in un'unica legge quadro.<br /><br /><strong>Questa &egrave; una mossa molto gradita e un passo importante</strong> per contribuire a creare condizioni di parit&agrave; per le cooperative. Nonostante le dimensioni e il contributo che le cooperative danno all'economia, infatti - oltre 5.000 cooperative indipendenti che fatturano pi&ugrave; di 33 miliardi di sterline l'anno - queste sono spesso trascurate in favore di altri modelli di business. Il pubblico, i consulenti aziendali e i funzionari di governo troppo spesso non riescono a capire come le cooperative operino con successo unendo performance economiche ed etica.<br /><br />Una delle principali ragioni di questa incomprensione &egrave; che <strong>l'attuale legislazione per le cooperative &egrave; obsoleta</strong>. E' stata infatti sviluppata a partire dal 1965 e portata avanti a spizzichi e bocconi, tanto che ora sono in vigore17 leggi diverse che normano il settore.<br /><br />Questa legislazione anacronistica fa s&igrave; che le cooperative appaiano complesse e inoltre crea una serie di costi e barriere per le cooperative. Si va dall'uso di un linguaggio obsoleto e oscuro, che rende difficile comprensione della legge, fino alla difficolt&agrave; di fondare una cooperativa di lavoro a causa della necessit&agrave; di consultare molti pezzi di legislazione; ci sono poi maggiori costi da affronatre in termini di consulenza legale o di revisione dei conti a causa della mancanza di chiari orientamenti legali, soprattutto rispetto alle societ&agrave; di capitali e alle charities. <strong>Un&nbsp; labirinto legislativo che spesso scoraggia chi vorrebbe aprire una cooperativa</strong> o rende particolarmente complesso per le cooperative esistenti chiedere finanziamenti e prestiti.<br /><br /><strong>Una legge quadro renderebbe pi&ugrave; facile a noi spiegare, e agli altri capire, il modello economico cooperativo.</strong> Cruciale sar&agrave; semplificare il processo di creazione di una cooperativa, ridurre i costi e la complessit&agrave; della gestione e creare una maggiore parit&agrave; con altre forme imprenditoriali. <br /><br />Il primo ministro ha fatto l'annuncio all'inizio dell'anno internazionale delle cooperative. Il nostro appello per l'anno internazionale delle cooperative &egrave; quello di <strong>rendere il pi&ugrave; semplice e pi&ugrave; naturale costituire una societ&agrave; cooperativa, al pari di qualsiasi altra forma di business.</strong> Le Nazioni Unite hanno chiesto a tutti gli Stati membri a rivedere il quadro legislativo per le cooperative, e siamo lieti che il Regno Unito sia stato il primo paese al mondo a compiere questo passo&gt;&gt;.<br /><br /><br /><br /></p>

Le nuove linee guida, tra polemica e certezze
<p>Ieri sera, su Fox TV, &egrave; andata in onda l&rsquo;anteprima di <em>Touch</em>, un dramma incentrato su Jake, un ragazzo muto, emotivamente fermo all&rsquo;et&agrave; di 10 anni, ma un genio in matematica. Appena uscito &egrave; anche il film <em>Molto forte, incredibilmente vicino</em> (sulla base del romanzo di Jonathan Safran Foer ) il cui protagonista di 10 anni, Oskar Schell, mostra leggeri tratti autistici. Il film ha appena avuto una nomination all&rsquo;Oscar per il miglior film. Un'altra serie TV, <em>Parenthood</em>, della NBC, mette in scena la vita della famiglia di un ragazzo di 11 anni con sindrome di Asperger. Insomma, proprio mentre l&rsquo;American Psychiatric Association ha annunciato la che intende rivedere la sua definizione di autismo, restringendola, l&rsquo;America vede un'ondata di film, fiction televisive e best-seller che richiamano l&rsquo;attenzione della gente (e della cultura pop) ai comportamenti tipici associati al disturbo. Andr&agrave; a vantaggio della sensibilit&agrave; sul tema o si tratta solo di banalizzare e di sfruttamento commerciale?</p> <p><strong>Le linee guida</strong><br /> Anche in Italia il tema &egrave; molto caldo. Proprio ieri, 26 gennaio 2012, all&rsquo;Istituto Superiore di Sanit&agrave; (ISS) sono state presentata le Linee guida, <em>Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti </em><a href="http://www.snlg-iss.it/pubblico_disturbi_spettro_autistico">(on line sul sito dell'ISS)</a>. Si tratta di un aggiornamento di un documento gi&agrave; esistente, redatto da un importante agenzia internazionale (Scottish Intercollegiate Guidelines Network - SIGN) e datato 2008. Sono, in sostanza, le raccomandazioni operative essenziali per una malattia che colpisce oltre 10 bambini ogni 10mila, ma, se si considerano tutti i disturbi dello spettro autistico, la prevalenza supera i 40 casi per 10 mila. Alla stesura hanno partecipato rappresentanti dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, oltre che della <a href="http://www.fantasiautismo.org/">Federazione delle Associazioni Nazionali a Tutela delle persone con Autismo e Sindrome di Asperger</a> (FANTASiA).</p> <p><strong>Le polemiche</strong></p> <p>Immediate per&ograve; le polemiche, con alcuni deputati (Udc: Paola Binetti, Teresio Delfino, Marco Calgaro, Nunzio Testa; Pd: Luciana Pedato; Pdl: Lucio Barani; Api: Donato Mosella, Emanuela Baio; Fli: Carmine Patarino) che hanno raccolto le istanze di una parte del mondo scientifico, sociale e della famiglie. In prima linea, nella protesta, il direttore dell&rsquo;Istituto di Ortofonologia (IdO), specializzato nello studio sull&rsquo;autismo, Federico Bianchi di Castelbianco, che ha detto: &laquo;Ci&ograve; che pi&ugrave; preoccupa tutti i centri di riabilitazione &egrave; che se questo testo dovesse venire recepito dalle regioni cos&igrave; com&rsquo;&egrave; poi saremmo tutti obbligati ad utilizzare un unico approccio (quello cognitivo comportamentale, ndr), che per di pi&ugrave; non condividiamo. La linea guida avrebbe dovuto indicare chiaramente come si fa una diagnosi di autismo, perch&eacute; solo dopo averla fatta &egrave; possibile indicare una terapia idonea. Infine ci lascia perplessi la mancanza di confronto con quella parte del mondo scientifico che valorizza approcci terapeutici differenti. Questa assenza di pluralit&agrave; di informazione delinea un&rsquo;evidente attribuzione di potere&raquo;.</p> <p><strong>Il plauso della Fish</strong></p> <p>Su posizioni opposte la Fish, per cui &laquo;la pubblicazione della Linea guida &egrave; quanto mai importante: nell&rsquo;ambito dell&rsquo;autismo, come per altre patologie, troppo spesso le famiglie incontrano &ldquo;proposte di trattamento&rdquo; a tutta prima &ldquo;affascinanti&rdquo;, poi illusorie, ma prive di validazione scientifica o basate su ipotesi ampiamente smentite dalla comunit&agrave; scientifica o dalla prova dei fatti&raquo;.</p> <p>Carlo Giacobini ha scritto: &laquo;&Egrave; pi&ugrave; facile per una madre disperata appigliarsi agli entusiasmi di un&rsquo;altra madre, che accettare gli inviti alla prudenza, i accogliere i dubbi espressi da chi queste esperienze le ha attraversate. Questo documento non solo apre gli occhi alle famiglie che spesso diventano preda di mercanti di presunte terapie &ldquo;miracolose&rdquo;, ma fornisce anche un indirizzo agli operatori, agli educatori, agli insegnanti perch&eacute; applichino trattamenti di cui &egrave; stata provata l&rsquo;efficacia&raquo;.</p>
 
 
Latest News
  

Altre news

 
 
Politiche Giovanili
  
Minori e Famiglie
  
Inclusione Sociale
  
Formazione
  
Certificazioni Qualità  
     
  
Reti  

     
  

Entra nella

BACHECA

A cura degli  Informagiovani

 
 
VIDEO
   
 
LA SEDE FORMATIVA
   
Focus  
Progetto MaiPiùSoli

Interventi per la
promozione del benessere
della diade genitore-bambino
     
  
Altre Prospettive  

Il giornale dei ristretti della Casa Circondariale di Bari

     
  
   Terms Of Use   Privacy Statement DotNetNuke® is copyright 2002-2012 by DotNetNuke Corporation